Il Lounge di Neeks, 13

REVIEW TOUR, “VOLEVO ESSERE LA TUA RAGAZZA” di MEREDITH RUSSO

Salve a tutti, lettori! Non so quanti di voi effettivamente mi conoscano e siano miei lettori assidui, o se siate stati trascinati nel mio piccolo Lounge sulla scia del Review Tour di cui sono, a conti fatti, l’ultima tappa, ma do a tutti voi un caldo benvenuto.
Il libro del quale stiamo parlando, e recensendo, io e le mie colleghe del Tour – organizzato da Sonia e dalla Newton Compton, che voglio ringraziare pubblicamente per avermi incluso – è Volevo essere la tua ragazza di Meredith Russo.


Dettagli del libro

Titolo: Volevo essere la tua ragazza
Titolo originale: If I was your girl
Autrice: Meredith Russo
Casa editrice: Newton Compton Editori
Data di uscita: 28 settembre 2017
Prezzo: 2,99 € formato ebook / 10,00 € formato cartaceo
ISBN: 9788822712486
Pagine: 288


Sull’autrice: Meredith Russo ha cambiato la sua identità sessuale qualche anno fa e vive a Chattanooga, nel Tennessee, con i suoi due figli. Volevo essere la tua ragazza, il suo romanzo d’esordio, ha vinto decine di importanti riconoscimenti in America e all’estero. Scrive sul «New Your Times» su temi legati al gender.

Sinossi: Amanda Hardy si è appena trasferita, e nella nuova scuola non conosce ancora nessuno. Vorrebbe farsi dei nuovi amici, ma ha un segreto, e per mantenerlo non deve dare troppa confidenza a nessuno. Almeno questo è il suo proposito. Ma quando incontra il dolce e accomodante Grant, Amanda non può fare a meno di lasciarlo entrare, poco alla volta, nella sua vita. Man mano che trascorrono il tempo insieme, Amanda si rende conto di quante cose si sta perdendo nel tentativo di tenere al riparo il proprio cuore. Giorno dopo giorno si ritrova a voler condividere con Grant tutto di se stessa, compreso il suo passato. Ma è terrorizzata all’idea che, una volta saputa la verità, il ragazzo non sarà in grado di vedere oltre, e si allontanerà per sempre. Qual è il terribile segreto che Amanda non vuole rivelare? Un nome: Andrew. È il nome con cui Amanda era conosciuta nella vecchia scuola e nella vita che ha rinnegato. Ma davvero la verità può avere un prezzo così alto?


Prima di iniziare, però, devo fare una piccola precisazione: la mia non sarà una recensione del libro in sé, ma del significato e dell’impatto sociale che un libro come questo sta avendo e avrà all’interno della categoria dei romanzi Young Adult.
Il perché io abbia deciso di dare proprio questo taglio ad un Review Tour, invece che rimanere su uno schema più classico?
Perché, esattamente come Meredith e Amanda, io sono trans*.
Assegnato femmina alla nascita, avrei in realtà dovuto avere tutto l’altro pacchetto di attributi, ma sapete com’è, non si può avere tutto dalla vita.
È per questo che oggi vorrei sottolineare alcuni aspetti fondamentali di questo libro che sono, per forza di cose, sfuggiti ad occhi meno critici di chi non appartiene a quella categoria di persone definite gender non conforming (che include trans*, intersex, demigender, agender, genderfluid e individui non binari, sì, siamo tantissimi, ma siamo tutti bellissimi, come dice anche Meredith nell’intro del romanzo).
È vero, non è la prima volta che sul panorama letterario si affacciano autori trans*, con il desiderio di condividere con altri le loro storie e la loro transizione; esempi possono essere “Before I had the words” di Skylar Kergil, uscito da poco, o “Becoming Nicole”, scritto dal premio Pulitzer Amy Ellis Nutt, che racconta la storia della famiglia Maines e della transizione della loro figlia, appunto Nicole, senza contare “Trans Mission” di Alex Bertie o tanti altri. La lista è lunga, e Meredith non è la prima e non sarà l’ultima a raccontare una storia trans.
Ma la differenza, quella sostanziale, tra il romanzo di Meredith e gli altri libri appena citati è che la storia di Amanda è inventata. Qui non si parla più di raccontare se stessi, il proprio viaggio, per incoraggiare soprattutto i membri più giovani della comunità, per dimostrare che sì, è possibile farlo, è possibile essere se stessi, ma si tratta di proporre ad un pubblico in larga parte cisgender una storia di un personaggio transessuale fittizio. 
Si chiama rappresentazione, si chiama dare voce ad una parte della comunità LGBT+ che non è per niente invisibile, nonostante una fetta di popolazione mondiale lo ritiene. La rappresentazione si orientamenti sessuali non etero-normativi ha già fatto la sua comparsa, non è molto difficile imbattersi in M/M romance, ma già riuscire a trovare una romance F/F è già più complicato, figuarsi romanzi young adult che includano personaggi asessuali o aromantici, e ovviamente personaggi gender non conforming. La presenza, adesso, sul mercato di un libro come Volevo essere la tua ragazza, costituisce una sorta di precedente, un precedente perché altri autori trans* o no inizino a raccontare storie di ragazzi e ragazze "diversi".
Si tratta di “normalizzare”, il personaggio di Amanda, di renderlo alla portata di tutti.
Rappresentare non significa però rendere di dominio pubblico anche i dettagli magari più intimi di una persona trans* ma significa, semplicemente, far capire al mondo che esistiamo anche noi, che non andremo da nessuna parte, e che non abbiamo intenzione di restare nascosti, che non vuol dire fare outing, che è una scelta personale e che non si può discutere, ma esistere come comunità, come possibilità, significa sapere di non essere soli. 
«Tre parole», disse Layla sollevando un dito. «Goffo. Impacciato. Adorabile. È stato fantastico». Sorrisi così forte che mi fecero male le guance. Per un attimo sentii cosa si provava a essere una ragazza normale.
Leggere la storia di Amanda è come leggere due storie in parallelo: la prima è quella di una ragazza bellissima con i genitori divorziati, la madre un po' iperprotettiva e il padre con un vizio dell’alcol, che si trasferisce in una nuova scuola, si fa molte amiche popolari, si prende una cotta per il bel ragazzo che gioca a football ed è ricambiata eccetera eccetera eccetera.
La trama, semplice e lineare, sfiora quasi il clichè, ma anziché irritarmi come succede di solito, la cosa mi ha fatto sorprendentemente piacere.
Ho sentito quasi come se Meredith si stesse prendendo un po' gioco di noi, come se dicesse “Beh, se possono farlo tutte le altre ragazze da romanzo young adult classico, perché non potrebbe farlo anche Amanda? Solo perché è una ragazza trans non dovrebbe fare quello che fanno tutte le altre ragazze?”. E questa cosa, signore e signori, mi è piaciuta un sacco. Perché se possono “gli altri”, possiamo anche “noi gender non conforming”.
Ed è fondamentale che sia così, soprattutto in un periodo in cui il Presidente degli Stati Uniti (!) si permette di fare un ban a tutti i soldati trans che stanno servendo il Paese (tra l’altro il suo Paese, mica il nostro) combattendo e proteggendo i civili «solo perché i medicinali necessari alle loro terapie sono una spesa che non possiamo sostenere», quando sappiamo tutti che l’America investe di più sulla ricerca per il viagra, o quando ai telegiornali parlano di «un transessuale» invece che «una transessuale» non mostrando nemmeno quello straccio di decenza umana da rispettare il pronome e la terminazione scelti da queste donne, che spesso sono costrette a prostituirsi illegalmente per potersi permettere di sbarcare il lunario.
Se avessi avuto la forza di essere normale, pensai, o almeno la forza di morire, sarebbero stati tutti felici. […] Sollevai il braccio e guardai il braccialetto che avevo al polso. Diceva che il mio nome era Andrew Hardy. Se fossi morto, mi venne in mente, sulla mia lapide avrebbero scritto Andrew.

È fondamentale che l’esistenza di persone con identità di genere diverse da quelle assegnate alla nascita inizi a non essere più un taboo, e che piano piano si discosti da ogni stereotipo percepito dalla società, cosicché un giorno i ragazzi e le ragazze potranno smettere di sperare di essere morti, solo perché hanno paura di essere diversi dal modello che la società impone loro. «Non esiste», come dice sempre l’autrice «un modo sbagliato di incarnare il proprio sé più autentico» e Amanda ne è la prova. La prova che è possibile superare quel muro di paura, perché tutte le cose belle, le cose vere, stanno proprio dall’altro lato della paura.
Non mi dispiaceva: il dolore mi ricordava che ero viva. Per anni ero stata intorpidita, per anni avevo cercato disperatamente di sentire qualcosa.
Ed è Amanda stessa ad ammetterlo, in modo un po' oscuro quando dice:
«Il mio verso preferito di Giovanni è: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia”. È molto incentrato sulla vita, non trovate? Così pieno di speranza».
Dietro il sacrificio, Amanda vede speranza, vede vita, vede qualcosa che va al di là delle sofferenze di un'esistenza, la sua, costellata di dubbi e persecuzioni. Amanda ha creduto, prevalentemente in se stessa, ed è stata ricompensata. L’altra storia che questo romanzo racconta è, dunque, la storia sepolta sotto la superficie, una storia tutta interiore: quella del doppio, dell’alter-ego, del sé che non è il vero sé, ma che lo sembra.
Ognuno di noi, durante la sua transizione, vive due vite in contraddizione. Essere sulla carta, biologicamente, maschio o femmina, diventa un dogma al quale non si puù disubbidire, ed essere ciò che si sente di essere, una femmina o un maschio, nonostante sembri tutto più “giusto” e reale, è la violazione di quel dogma imprescindibile.
«Che cos’è che non ha senso, Andrew?»«Il mio certificato di nascita dice che sono un ragazzo». Sentii una stretta al petto. La stanza, malgrado il soffitto troppo alto, sembrava all’improvviso troppo angusta. «Io ho un… Ho degli organi maschili. Ho cromosomi maschili. Dio non commette errori. Quindi sono un ragazzo. Scientificamente, logicamente, spiritualmente, sono un ragazzo».
La presenza di questo secondo livello di narrazione, costituito non solo dai flashback, ma anche dal continuum stesso dei pensieri di Amanda, che legano le scene aggiunge un notevole spessore alla protagonista. Invece di renderla un personaggio piatto e statico, è una ragazza a tutto tondo, con una sua coerenza e una sua mentalità, e questo ha il grandissimo pregio di non creare nessun buco di trama, né delle situazioni troppo forzate. Ogni cosa segue il corso dei suoi pensieri, la sua evoluzione, un poco alla volta senza esagerare. La narrazione risulta molto fluida ed equilibrata, senza stacchi, con descrizioni mai troppo pesanti e dialoghi che non ricadevano nella banalità.
Non c'è, in tutto il libro, una parola di troppo.
Concludendo, anche se in generale non sono un grande fan del genere a cui appartiene questo romanzo - ovvero una sorta di romance - sono rimasto molto colpito da esso, e mi è piaciuto tantissimo. Potendo, gli assegnerei un 15/10.
Anche il finale, volutamente lasciato aperto, ha un suo peso simbolico.
Non ci è dato sapere che ne sarà di Grant e Amanda, siamo stati lasciati in sospeso.
Perché d'altronde, anche nella vita vera non ci è consentito sapere il nostro finale.

Neeks