10 gennaio 2017

Il Lounge di Neeks, 10

Believe, Hollywood Undead 

 
Salve a tutti, lettori. Spero vogliate scusarmi per questa mia così prolungata assenza, ma sono state davvero delle settimane particolari, e non me la sentivo proprio di scrivere un post. Forzarmi in tal senso mi sarebbe parso falso.
Un anno fa, in occasione del primo dell’anno avevo postato quello che mi auguravo sarebbe stato un post di buona fortuna per i dodici mesi successivi.
Oh, che piccolo illuso che ero.
Un anno fa a quest’ora mi trovavo in centro a Bologna e probabilmente ero appena uscito dal ristorante dopo essermi ingozzato di sushi a livelli indecenti, con alcune delle persone che nei mesi seguenti avrebbero segnato profondamente la mia esistenza.
Senza sapere nulla, ignaro di tutto. Che quel senso di inadeguatezza che provavo da una vita e che nascondevo con vergogna si sarebbe tradotto in un drastico outing di “Credo di essere trans. No, rettifico, lo sono”. Che mio padre sarebbe morto nove mesi dopo, lasciandomi devastato e con un retrogusto di fallimento personale che mi perseguita ogni giorno. Che la persona con la quale chattavo quattro ore al giorno tutti i giorni si sarebbe rivelato un tale, inestimabile, tesoro, un fratello, un amico meraviglioso. Che sarebbe stato così difficile comunicare con la tua migliore amica che si trova a sei ore di fuso orario di distanza, maledetto Canada, non potevi essere più vicino? Che avrei trovato quella cosa che cercavo da sempre, quel pezzo mancante del puzzle della mia anima dove meno mi sarei aspettato di trovarlo, che ne avrei abusato nel tentativo di capire come metterlo al suo posto, ma che alla fine in un qualche modo ogni cosa sarebbe andata al suo posto.
Non potevo sapere nulla, ed ora che invece so cosa è successo il me di un anno fa mi sembra una persona così lontana da quello che sono diventato. Ma va bene così, è la vita. Le persone cambiano e in quest’anno sono certamente cambiato molto, e anche se ho corso più volte il rischio di diventare qualcosa di orribile, penso di essere migliore di prima.
Più consapevole, autocosciente.

Per la prima volta ho una chiara percezione di chi sono. Per la prima volta posso guardarmi allo specchio e affrontare il mio riflesso a testa alta, senza fingere di essere qualcuno che non sono solo per far piacere agli altri.
Un anno fa, avevo fatto una lista di buoni propositi, di obbiettivi da realizzare.
Non ho intenzione di rifarlo, per il semplice motivo che mi conosco troppo bene e so che rischierei un fallimento epocale, perché in un anno possono succedere mille cose, e queste mille cose possono mandare all’aria i tuoi piano come castelli di carte.
Probabilmente potrei anche permettermi di fare piani, giusto per sfidare il destino a mettermi i bastoni, ma non lo farò, perché non sono ancora abbastanza forte da sopportare una delusione del genere. Ho ancora troppe ferite scoperte, ma ci sto lavorando. Arriverà un giorno in cui potrò sentirmi abbastanza temerario da fare piani del genere perché ho la certezza che arriverà, ma non oggi.
Oggi è il mio compleanno, e compio 19 anni.
È il mio primo compleanno dalla morte di papà, e spero che la mia famiglia capisca che preferisco passarlo rintanato in una biblioteca a scroccare Wi-Fi invece che a casa, dove la mancanza di mio padre è troppo grande da ignorare.
Sono passati quasi cinque mesi, e mi manca terribilmente, e a volte ancora questo vuoto mi schiaccia.
Queste settimane sono state schiaccianti, a tratti soffocanti.
Avete presente quella sensazione che si prova quando si ha la certezza di dimenticare qualcosa, ma non sapete cosa?
Tutti prima o poi l’hanno sperimentata. Queste feste sono state la quinta essenza di quella sensazione.
Razionalmente so che non ci posso fare nulla, ma qualcosa nel mio subconscio mi ricorda di quel regalo che non ho comprato, di quei messaggini di buon natale o buon anno che non ho mandato, perché dalla parte opposta non c’era nessuno a riceverli.
Solo terriccio nero, cenere bianca, e un albero di prugno con una targa “L’albero di Roberto”.
Roberto era il nome di mio padre.
Ho detto che io non farò piani per i prossimi dodici mesi. Mi sono appuntato un paio di cose, come prendere la patente, o fare un viaggio a Dublino solo io e un certo custode di cuori, o iniziare la terapia ormonale in primavera e cercare di non essere bocciato in Maturità ma cose piuttosto vaghe.
Però una cosa posso farla.
Un anno fa vi avevo proposto una stupidissima serie di “linee guida”. Leggendole ora mi rendo conto da solo di averne sfanculato almeno la metà, ma amen, è andata così. Non tutti gli anni posso essere anni osceni come il passato 2016.
Quindi ho intenzione di riproporvi una versione rivisitata di quelle linee guida, alla luce degli ultimi eventi.
·        Punto primo) Sulla vostra strada incontrerete tante persone che vi faranno soffrire, o che vi metteranno i bastoni tra le ruote in modi inimmaginabili. Non tutti sono persone decenti, ed è una cosa con la quale tutti prima o poi facciamo i conti. Quello che sto cercando di dire è dovete altamente fregarvene. Ricordate, l’unica opinione importante è quella che voi avete di voi stessi, quello che gli altri pensano di voi sono problemi loro. L’unica cosa importante è che voi siate voi stessi al 100%, e che siate felici. Iniziate a fregarvene meno degli altri, e più di voi stessi.
·        Punto secondo) La massima che dice “vivete ogni giorno come fosse l’ultimo” la conosciamo tutti. Ma tutti ci siamo sempre e solo concentrati su un solo aspetto, ovvero che il fantomatico ultimo giorno fosse il vostro, e non quello delle persone che vi circondano. Tutt’ora non riesco a ricordarmi quando è stata l’ultima volta che sono andato al cinema con mio padre, o che siamo andati in sala giochi, o che l’ho abbracciato senza avete paura di schiacciargli i polmoni. Se avete l’oppurtunità di fare qualcosa, fatelo. Se dovete dire “ti amo” o “ti odio” a qualcuno, diteglielo. Non tenete tutto dentro, perché la vostra vita non vi appartiene, la vita che vivete la vivete grazie a quello che vi circonda. Alle cose non fatte o non dette, e ai desideri divenuti realtà.
·        Punto terzo) Non mollate. Mai. Se avete un progetto che ritenete importante, impegnatevi. Se avete delle idee delle quali siete conviti, non abbandonatele a favore del conformismo codardo di chi ha paura di essere la mosca bianca tra le mosche nere. Fatevi valere. Ognuno di voi può essere la differenza.
·        Punto quarto) Tenete duro. Ci potrebbero essere tempi duri dietro l’angolo, oppure no. Stringete i denti e andate avanti, non deprimetevi. Se avete bisogno di crollare crollate senza vergognarvi, poi dopo esservi sfogati rimboccatevi le maniche e combattete.
·        Punto quinto) Tenete occhi e orecchie aperte. Non chiudetevi in voi stessi, osservate quello che avete intorno. Anche nelle giornate più nere potreste trovare qualcosa di bellissimo al quale valeva la pena assistere. Anche nei periodo più bui potreste trovare qualcosa o qualcuno per il quale vale la pena aprire gli occhi al mattino. Non lasciatevelo sfuggire.
·        Punto sesto) Il vostro passato vi ha reso quello che siete, nel bene e nel male. Non dovete vergognarvene, ognuno deve abbracciare la propria natura. Non dovete ignorarlo, ma nemmeno restarvi tenacemente aggrappati. Certe volte è meglio lasciare andare, ma sempre con la consapevolezza di ciò che si è stati, delle esperienze fatte. Il passato vi ha resto quello che siete ora, nel presente, e le scelte che prendete ogni istante della vostra vita, in ogni istante presente, vi apriranno mille futuri diversi.

·        Punto settimo) Quello che fate, fatelo dando il massimo. Magari non sarà eccellente, ma se l’avete fatto sapendo di stare dando il 1000%, allora andrà bene. E ricordate, il fallimento è contemplato, non c’è nulla di male.

E di nuovo, vorrei proporre un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno salvato la vita, persone meravigliose, pazze esattamente come me, disastrate esattamente con me, con storie orribili oppure no. Sopravvissuti. Guerrieri. Eroi.
[In ordine cronologico di apparizione, ahem]
Jay, che è stato la prima tessere del domino del mio percorso. Oh, caro vecchio calabrese che non sei altro, cosa non hai fatto per me? A parte fammi bestemmiare alle sette e venti del mattino cercando di decriptare i tuoi contornti messaggi di auguri, si intende. Sei stata la prima persona che abbia consapevolmente scelto di avere nella mia vita, e non rimpiangerò mai quella scelta, ciccetto. Non avrei potuto desiderare socio migliore, anche se devi smetterla di mandarmi foto di paesaggi innevati, perché mi stai facendo rosicare troppo. Sei un infame, ma ti voglio bene comunque.
Jade, che considero la mia sorellina, che mi conosce da una vita e che finalmente la mia vita la conosce bene, e che mi ha scritto una lettera talmente bella da ridurmi in lacrime. Non appena torni a Bologna ti abbraccio per un ora di fila. E poi si, andremo a vivere a pilastro, che sia la casa di tua nonna o una nuova, sarà un nido pieno di libri, latthé e un gatto grasso chiamato Signor Bartolomiao. Se riusciamo a gestire una casa, aprire un locale sarà una passeggiata sorella.
Yeo Samsa. Di te non dico nulla, per il semplice motivo che sai già tutto e non penso che ci sia più qualcosa in sospeso. Scusa se a volte sono un bruco stupido, e grazie per essere stato così testardo.
Zio Paolino, un ashtag fantastico, al quale voglio più bene di quanto sembra, ma è solo perché faccio schifo a dimostrare affetto. Chiedi a Yeo, te lo confermerà 5 a 1. Non è da tutti fare quello che hai fatto tu, venire al funerale di papà, portarmi in un parco a bere birra e mojito fino all’una di notte, accettare quello che stavo diventando con una tranquillità e una certezza impeccabile come se fosse una cosa talmente ovvia da essere scontata, nonostante di gaffe a volte te ne scappassero, ma te le perdonavo ancora prima ancora che le dicessi.
E per finire Mamma Sere e Babbo Luca. La prima è una new entry nella mia vita, ma si è rivelata essere una ragazza fantastica con la quale posso parlare di cose senza avere paura di non essere capito, perché certe cose le capisci solo se le hai vissuto, e per quanto avrei negato ad entrambi questa esperienza in particolare, ci ha permesso di capirci molto bene. Il secondo, invece, era una persona che avevo allontanato io in primis quando avevo iniziato ad avere i primi crolli nervosi un annetto fa, in parte per paura di ferirlo in parte perché non avevo la forza di continuare ad avere relazioni sociali, e mi dispiace di questo perché è veramente un ragazzo d’oro che ha sempre un abbraccio per chi ne ha bisogno, anche se ogni tanto ne ha avuto bisogno anche lui.  
Grazie a tutti, il debito che ho con voi non si estinguerà mai.
Grazie tante anche alla mia analista, mi sento in dovere di ringraziare pure quella santa donna che in questi mesi mi ha impedito di strippare. Fidatevi ragazzi, gli psicologi vi salvano la vita, non sono stronzate.
Grazie a tutti quelli che mi stanno leggendo, quelli che mi seguono da più o meno tempo, grazie a tutti coloro che mi stanno accanto nelle mie battaglie, per avermi fatto sentire di nuovo a casa, di nuovo me stesso, di nuovo umano, grazie a coloro che non fanno domande, ma che si limitano a stringerti la mano ed annuire come a dire “Io ti rispetto”, perché il rispetto è una cosa che sento molto carente nella mia vita, grazie a chi anche solo per un momento c’è stato, ma c’è stato fino in fondo.
Grazie.

Neeks