10 gennaio 2016

Stranger’s Corner, 2

Ospite: Giuseppe Romeo (le mie parole)

Argomento: Hook, film

Bene, salve. Eccoci di nuovo qua. È il mio compleanno, quindi tanti auguri a me. Mi andava di passarlo in compagnia, quindi oggi inauguriamo la giornata con il secondo Stranger’s Corner, ospitando Giuseppe Romeo del blog le mie parole, e anche l’amatissimo (che ci vuoi fare, se fai colpo su tutti?) Castore, che tanto c’è spazio per tutti, qua. Se non conoscete nessuno dei due, vi invito a farvi un giro sul blog su citato per fare la loro conoscenza.

Ciao a tutti, come vi ha detto Mitsuko, io sono quel matto che gestisce il blog Le mie parole. Oggi sono un ospite (spero gradito a tutti) e posso dire di essere molto felice di partecipare a questa rubrica. Quindi basta cianciare e partiamo. 

Ciao, sono Castore. E sono qui perché costretto dal mio attuale domicilio. Già che ci sono dico un po’ anche la mia, Va bene questa? Dio che mi tocca fare. 

Dopo uno scambio mail che iniziava a diventare quasi eterno, alla fine siamo riusciti a deciderci sull’argomento di questo Stranger’s Corner. Oggi ci faremo una bella chiacchierata su un film che io ho amato profondamente, nella mia infanzia, ovvero Hook.
A questo punto mi dilungo in due parole sui ‘tecnicismi’, come li abbiamo definiti. Il film, del 1991, è diretto da Steven Spielberg, e nel cast troviamo gente come Robin Williams (Che è e resterà sempre il mio attore preferito), Dustin Hoffman, Julia Roberts, Bob Hoskins, Maggie Smith, e via dicendo. Quindi non sono proprio i primi che uno becca per strada, ecco.

Bisogna assolutamente dire che è un cast mostruoso. Ogni attore principale è un pezzo grosso. Ma passiamo alla nostra ‘prima visione’.
Posso dirti, da quello che ricordo, che questo film era uno di quelli che ha segnato la mia infanzia. Sai, quei film che ti restano dentro e che quando li vedi in tv, gridi ai tuoi di lasciar perdere il programma che stavano guardando per lasciarti vedere il film, anche se lo conosci a memoria. Ma alla fine quel film è fatto per questo. Ha quel magnetismo che attira gli occhi dei più piccoli, e dei grandi fantasiosi. Specie quando si arriva sull’isola! Il porto pirata con la nave, ad esempio, era una scena fantastica.

Io non ricordo esattamente quando è stata la prima volta che ho visto quel film, ma probabilmente ero molto piccola. Ricordo però che l’ho visto e rivisto, anche io fino quasi a saperlo a memoria. È stato in assoluto il film che ho guardato più spesso, e ogni volta era come la prima. Ti lasciava sempre quel senso di stupore e di meraviglia che ti pervadeva e non riuscivo a staccarmi dallo schermo. Tra la musica, le ambientazioni e le situazione particolari era come un sogno ad occhi aperti.

Sai cosa piaceva a me? La casa dei bimbi sperduti. La loro “società”.

Io andavo pazza per la scena della guerra con il cibo! La routine dei bimbi sperduti era la mia giornata ideale!

Quando appare il cibo di colpo, non saprei dire perché ma mi faceva venire fame.

Eh, chissà perché!  Ogni volta che la vedevo mi mettevo a ridere come una matta, senza alcun motivo apparente. Mi metteva semplicemente allegria.

In effetti fa sorridere la “lite” tra Peter e Rufio, con tanto di lancio di “non so bene cos’era”.

Ma sembrava buono. Decisamente. Era tutto colorato e pasticcioso.

Sì, ma c’era un problema. Guardando quel cibo poi come facevi ad andare a mangiare normalmente?

Appunto! Non si poteva, ecco! Rufio poi è un personaggio bellissimo. È esattamente a metà tra essere un super leader serio e simili, ed essere un ragazzino che gioca a pallacanestro e fa le battaglie di cibo.

Era il figo, il capo. Ma c’era anche insicurezza in lui. A me sinceramente non stava simpatico, all’inizio. Poi quando cede la spada si dimostra migliore di quanto non sembrasse.

Sarà che io ho sempre avuto un debole per i “cattivi ragazzi”, ma più che simpatia o antipatia, mi ispirava. Avevo la sensazione che comunque sarebbe stato un gran personaggio.

Ok, calma, Rufio era solo un arrogante, che viveva nell'ombra di Peter. Non c'è da stupirsi che si era opposto al suo addestramento. Lui non voleva cedere il comando. Voleva dimostrare di essere superiore a lui. Per questo quando Uncino lo ha provocato non ha resistito. Alla fine se meritato quella fine, la stupidità paga. E lui lo sapeva di essere inferiore a Peter.

Beh, che era arrogante, lo si sapeva. Però dopo aver accettato il ritorno di Peter aveva anche abbassato la cresta.

Doveva farlo, non appena il bimbetto riconosceva Peter.
Ok, cuccia Castore.

La fine di Rufio è stata un po’ inusuale in quello che dovrebbe essere un film per bambini, però ha un suo senso. Più che la morte del ragazzo, a me colpiva molto l’atteggiamento di Rufio che, alla fine, ammetteva che avrebbe voluto un padre come Peter. Era come se per tutti gli anni trascorsi sull’isola tutti i bambini avessero negato l’evidenza: ovvero che in quanto orfani mancavano dell’impronta di un genitore che si prendesse cura di loro. Rufio in quel frangente si fa il portavoce di tutti loro.

Infatti, alla fine i bimbi sperduti vogliono proprio quello: dei genitori che li guidino. Senza di essi restano sempre bimbi, incapaci di crescere. E se ci pensi il pensiero felice di Carambola era il ricordo di sua madre.

Carambola! <3

A me faceva morire con quel cappellino!

Io adoravo quando si metteva a rotolare e stendeva tutti i pirati manco fossero birilli! 

Fino a quel momento pensavo “Che strano nome il suo”. Dopo quella scena ho pensato “Ah, ecco perché si chiama così”!

È stata più o meno la reazione di tutti.

E lo stupore nel vedere le loro armi? Sembravano fatte proprio da bambini.

Ogni bambino coltiva il sogno di darsi battaglia usando le vettovaglie.

Non dirmi che non hai mai immaginato di costruire qualcosa del genere per lanciare palle di vernice?

Lo faccio ancora, e sono passati più di dieci anni!

Siamo in due anche in questo! Per quanto riguarda i pirati, penso siano molto più simili ai bimbi sperduti di quanto si possa pensare. Mentre i bimbi sono senza regole per via dell’assenza dei genitori, i pirati sono senza morale, e in quanto adulti, secondo la visione del film, privi di bontà.

Sono due facce della stessa medaglia.

Già, ma anche loro hanno un certo fascino, anche se sembra che giochino a fare i pirati; infatti, se noti, non c’è mai una violenza “sanguinaria”.

E anche loro si abbandonano ai loro capricci, proprio come i bambini, in primis Uncino e il suo terrore degli orologi.

Certo, si sparano tra loro, come quando Uncino spara al libretto degli assegni e ne ammazza uno, ma quella scena sembra comica, no? Uncino, per quanto elegante e per quanto di elevi sopra gli altri pirati per raffinatezza e cattiveria, i fondo è un bambinone, capriccioso come pochi, poi.

E il povero Spugna deve occuparsi di lui, fino a che non decide di darsela a gambe, ovviamente. Paradossalmente è quasi il più adulto di tutti i pirati.

Vero, con Uncino sembra una balia, ma è troppo stupido e sottomesso per rendersi conto appieno della cosa.

Però è abbastanza furbo da sapere che ad un certo punto è ora di tagliare la corda. Oppure troppo codardo.

Direi la seconda, o almeno un misto delle due. Le idee gli vengono, ma ci tiene anche alla pellaccia.

I figli di Peter non è che mi stessero particolarmente simpatici…

La piccola sì, Jack no. Capisco che ha del risentimento verso Peter, ma tanto da arrivare a quel punto? A mettersi persino i vestiti da pirata, a spaccare l’orologio…


Per quanto l’atmosfera dei pirati avesse il suo fascino, un voltagabbana del genere l’ho trovato un po’ meschino.

Fascino fino a un certo punto. Uncino non è esattamente un bel vedere per un bambino.

Questo assolutamente no. Ma riconosco che per lui un atmosfera come quella deve essere sembrata una sorta di sogno realizzato. Poter finalmente avere tutto quello che vuole, ha avuto una grossa impronta.

Essere libero di fare quello che vuole, questo sì. I genitori sono protezione e affetto, ma per Jack Peter era più un padre severo, che dava regole e non dava abbastanza affetto per contro. Essere libero di “essere un bambino” gli sarà sembrato allettante. E Uncino è stato molto furbo nel toccare le corde giuste.

Senza però riuscirci con la piccola Maggie!

Lei è una bambina. Essendo femmina per certe cose è più dura. I maschi hanno un orgoglio stupido e infantile, anche da grandi, che non li aiuta in certi ambiti.

La sensazione che Maggie ispirava, era una sorta di cieca fiducia nei confronti del padre.

Più che del padre in sé, direi della figura genitoriale. Secondo me, lei vede i genitori come un’unica entità. E quindi la figura del padre è leggermente bilanciata da quella della madre.

Anche se Moira non è molto presente, se non nella prima parte, si capisce bene che è lei la figura di riferimento, effettivamente.

Vero, ha l’aria da madre amorevole. E poi quando butta il telefono dalla finestra io facevo i salti di gioia.

Già quei telefoni facevano ridere, vederli volare in quel modo era un piacere.

Era troppo fissato con il telefono, faceva pure i duelli. Peter era un vero idiota, troppo occupato a fare soldi per rendersi conto che i suoi figli erano la cosa più importante. La moglie glielo diceva pure. Quando saranno vecchi rimpiangeranno i momenti persi.

[Nel mentre è tipo successo che è emersa l’idea di una rubrica sulle “perle di saggezza di Castore” e la conversazione è degenerata. Degenerata a livelli mai visti prima, considerata la presenza di molti coinquilini (in)desiderati nelle teste di entrambi.]
Oh, questo è sicuro. Anche io lo avrei preso a sberle, per i primi minuti del film.

A me faceva strano vedere il buon vecchio Robin fare una parte odiosa. Ero combattuto fra l’astio per il personaggio e l’affetto per l’attore.

Io non mi ricordo quale fu la mia prima reazione. Sono passata da “mai visto questo film” a “ne sono totalmente ossessionata”, ma a quel punto sapevo che sarebbe diventato un bel personaggio e fine.

Quindi per te non è stato traumatico? Per me sì, almeno fino alla metà del film. Durante la lotta del cibo cambia tutto.

La lotta del cibo è il motivo per cui mi rivedo ogni volta quel film.

Mi pare di capire che sia la tua scena preferita. La mia credo sia il duello finale, e la sconfitta di Uncino. E, non so perché, ma la voce di Uncino che dice “Ruufiooo” e rotea la spada mi ha sempre affascinato. Anche se ho criticato Rufio per aver accettato il duello, devo ammettere che lo avrei fatto pure io.

Effettivamente Uncino è molto bravo in queste cose. Essendo a sua volta capriccioso, sa perfettamente come abbindolare chi lo circonda, lo ha fatto prima con Jack, e poi con Rufio per costringerlo a combattere. È come un vasetto di nutella con scritto 'non toccare'. Irresistibile, per un ragazzino.

Campanellino, anche lei è importante, e ha un desiderio. Che ne pensi di lei?

Uh-uh, bella domanda. È un personaggio un po’ particolare. È un po’ come l’alter ego di Spugna, ma dalla parte dei bimbi sperduti. È quella che si occupa di loro, cercando di fare quello che può. Ma non è pienamente una figura materna, e anche lei si comporta a volte in modo testardo.

Ma anche lei ha un nato nascosto. Sotto la sua gioia, e il suo essere una fata leggera e spensierata come il vento c’è il desiderio di una famiglia, di un amore vero. La gelosia però era presente.

Cosa che invece non c’era nella versione più “disneyana” di Peter Pan. Ma concludiamo con le ultime considerazioni sul film!

Allora diciamo che, come tutte le cose legate all’infanzia, ha per me u forte valore. Averlo visto a quell’età mi ha incantato. Ho percepito tutto con gli occhi di un bambino e ho desiderato visitare l’isola che non c’è, così da poter vivere senza controllo, ma alla stesso tempo mi ha fatto apprezzare quello che avevo. È un bellissimo film a mio avviso, con attori fantastici e… tutto, diciamo! Vederlo ora da “adulto” non fa perdere il fascino che aveva, anzi. Ti porta indietro a un età più spensierata e felice.

Per me è tutto malinconico. Ma alla fine ti dà un giusto insegnamento. Essere sempre bambini, o non avere regole. Meglio vivere la propria età e la propria vita come viene e urlare “Bangarang!” ogni tanto per darsi la carica.

Io amo profondamente questo film, e non è una cosa che cambierà. Il mio modo di pensare ne è in parte influenzato. Questo film mi ha insegnato a tenere sempre viva la bambina che è in me, a guardarmi intorno con stupore e meraviglia, cercando di trovare qualcosa che mi sorprenda ovunque. È un film che mi ha insegnato anche ad essere liberi, a non essere costretti da nulla. Se Peter è riuscito a volare, perché io non dovrei essere felice? Ecco, questa è la cosa più importante di tutte. Il Peter di Robin Williams mi ha insegnato come si potrebbe essere felici, e mi spezza il cuore pensare che nessuno è riuscito a insegnarlo a lui.
E anche per oggi siamo arrivati alla fine di quest’avventura, condivisa con Giuseppe e Castore.

Io ci terrei a ringraziare Mitsuko, per avermi tanto gentilmente ospitato. È stato più che divertente parlare con lei del film! E dato che oggi compie gli anni, le faccio anche tantissimi auguri! Ancora grazie a lei e a voi che leggete, alla prossima.
Ciao!

Grazie mille a voi, per essere stati miei ospiti e grazie anche a coloro che mi leggono! Grazie per aver reso un’altra giornata indimenticabile sul mio novello blog. Speriamo che questo Stranger’s Corner vi sia piaciuto. 
See ya!

Mitsuko