1 dicembre 2015

Talking About: Film

The Normal Heart, R. Murphy

#GiornataMondialeControL’AIDS





Lo so, è già il secondo post che faccio oggi, e poi va a finire sempre che non mi faccio sentire per due settimane. (A mia discolpa dico che ho passato l’ultima settimana che stavo un giorno peggio dell’altro, comunque. Ho avuto nell’ordine: schiena bloccata, febbre e raffreddore. Praticamente ho fatto strike.)
Tuttavia la giornata mondiale della prevenzione contro l’AIDS è oggi, e io volevo proporre qualcosa a tema.
Tanto per essere in orario, almeno una volta.
Quindi questa sera vi racconterò di uno dei film più belli che abbia mai visto, per cui io e mia madre abbiamo versato lacrime su lacrime abbracciate sul divano.
Scherzi a parte, sono dannatamente seria. Il virus dell’HIV non è una cosa su cui si può scherzare, perché tanto “a me non accadrà mai”. Stronzate. Può capitare a tutti, se non si sta attenti. E questo è il primo passo: sapere ai rischi a cui si va incontro se si hanno rapporti non protetti, essere consapevoli delle proprie azioni. E guardare le storie, anche se romanzate, di persone che l’AIDS se lo sono preso e ci sono morte, dovrebbe farci aprire un po’ gli occhi, e dovrebbe farci sentire fortunati. Fortunati perché abbiamo una cosa che loro non avevano: l’informazione. Noi sappiamo come si può contrarre il virus, e in caso sappiamo anche come garantirsi un tenore di vita decente se ci si ammala. Al giorno d’oggi c’è ancora una marea di gente che se lo prende. Vediamo di non entrare a far parte della massa.

E dopo questo momento serietà decisamente imbarazzante veniamo al film (scusate ma io tengo molto a ‘ste cose, poi parto in quinta e addio).
Il film è tratto da un omonima opera teatrale, che vede come protagonista Ned Weeks, interpretato da Mark Ruffalo, famoso scrittore dichiaratamente gay. Siamo nel 1981, e Ned si reca a Fire Island Pines, una meta turistica gay, per festeggiare il compleanno di un amico.
Durante i primi minuti di ripresa vediamo due percezioni della sessualità completamente diverse: da una parte la promiscuità e la liberalità tipiche di quegli anni, dall’altra invece c’è Ned che non si abbandona a tali impulsi, rimanendo quasi in disparte dal gruppo. 
Tornando a casa, legge un articolo su un giornale che riguarda “una particolare forma di cancro che aveva colpito 41 omosessuali”. Ned va così a fare visita alla dottoressa Brookner, costretta in sedia a rotelle dalla poliomielite, che ha avuto in cura numerosi pazienti tutti rigorosamente gay, e tutti morti o morenti.
E ora un minimo di contesto storico (perché a me piace tanto la storia del ‘900, non si vede? Quella e la rivoluzione francese) con annessa carrellata di date importanti. Punto primo, il virus dell’HIV non è che si è manifestato a random in quegli anni, c’era già da prima, ma è scontato. Il perché del boom? Perché improvvisamente la “comunità” gay si è data alla promiscuità?
Prima data: 1978. Assassinio di Harvey Milk, politico di San Francisco, apertamente gay, che per anni di era stato militante del movimento per i diritti degli omosessuali, diventato consigliere nel 1977, al terzo tentativo. Per anni la comunità gay era stata relegata in un angolo, poi con la lotta di Milk contro la Proposizione 6 di quello stesso anno, che avrebbe fatto licenziare gli insegnanti omosessuali, aveva visto la sua presenza sulla scena politica farsi importante. Dopo la morte di Milk, ovviamente si rifiutò di tornare nell’ombra, iniziando la sua ascesa con annessi auto riconoscimenti di libertà individuali sempre maggiori.
A quel punto è bastato che una sola persona contraesse l’HIV, perché iniziassi un circolo vizioso di contagi.
Per questo motivo la dottoressa chiede a Ned, risultato non infetto, di sfruttare la sua posizione di prestigio e invitare gli altri gay alla precauzione. Ovviamente, nessuno lo ascolta. Nessuno ha intenzione di rinunciare a quella libertà così duramente guadagnata.
Questa è la rampa di lancio della storia, che poi sarà un lungo declino. Dopo la morte di un amico di Ned a causa del virus, l’uomo si rende conto che la situazione non potrà che peggiorare, se si continua in questo modo. Parte così la campagna sua e di alcuni suoi amici, Bruce, Mickey e Tommy, che insieme fondano la Gay Men’s Health Crisis, per raccogliere fondi e diffondere l’informazione.
Per tutto il resto del film la storia si svilupperà su due piani, quello della vita pubblica di Ned, delle interviste, le dichiarazioni, i funerali tutti quelli che, inesorabilmente, muoiono per colpa della malattia, e dall’altro quello della sua vita privata, la relazione con un giovane uomo e l’amicizia con Emma Brookner. Mentre il panorama sociale si fa sempre più infuocato, mano a mano che i decessi aumentano, scatenando il panico non solo tra i gay, ma anche tra gli eterosessuali, una volta che il contagio si diffonde anche a questi ultimi, scatenando reazione sempre più violente e aggressive di Ned, del governo, e dell’opinione pubblica, la parte più privata e personale della storia diventa sempre più cupa, sempre più drammatica.
A nulla servono i richiami agli enti pubblici, e prima che qualcuno possa intervenire, l’HIV è diventato un problema concreto e reale, e soprattutto troppo grande per essere gestito.
Al dramma della situazione, intanto, si aggiunge anche quello personale.
E intanto passano i mesi, e poi gli anni. 1982, quanto si comprese che il virus si "limitava" a distruggerti le barriere immunitarie, e che alla fine ad ucciderti erano il più delle volte malattie immuno depressive, 1983 anno in cui il virus dell'HIV viene ufficialmente riconosciuto come causa scatenante della Sindrome di Immuno Deficienza Acquisita, 1984, dove in Francia uno scienziato isolò il virus per poi creare un test che fosse in grado di riconoscere quanto un paziente era o meno sieropositivo.
L’AIDS ha consolidato la sua diffusione, indipendentemente da ogni orientamenti sessuale, e nella seconda metà degli anni '80 nella sua terza fase avrebbe assunto quasi le caratteristiche di una pandemia, diffondendosi in tutto il globo, spesso anche per colpa di donazioni/trasfusioni di sangue infetto.
Nel 1985, quattro anni e quasi 23.000 contagiati, di cui più di 12.000 deceduti, dopo il boom iniziale, il governo degli Stati Uniti dichiara il problema relativo all’AIDS di importanza prioritaria. Dall'inizio dell'epidemia nel 1981, più di 36 milioni di persone sono morte di HIV/AIDS e più di 6.000 vengono infettate ogni giorno.
Quindi, per chi crede che questo sia un argomento che non ci tocca, si sbaglia di grosso. Questa è una parte del mondo di oggi, che ci piaccia o no. Dobbiamo solo imparare a conviverci, e a essere più svegli.
Santo cielo, è tipo uno dei Talking About più intensi che abbia mai scritto.

Mitsuko