21 novembre 2015

Talking About: Book


Magisterium – il guanto di rame, H. Black, C. Clare

 

Ad essere sincera questo post è pronto da un sacco di tempo. Però, dato che il libro era uscito da tipo pochissimo, e probabilmente nessuno lo aveva ancora letto mi sono detta “Aspetto che passi un mese e un giorno dall’uscita, poi pubblico il Talking About”. Poi mi sono ricordata che io dimentico le cose e ho programmato il post. Ah-

Quindi, eccoci qui, a parlare di un libro di una serie che nel Talking About precedente avevo definito da “suicidio neuronale”. Non mi rimangio nulla. Anzi, riconfermo.
Allora, da dove iniziare?
Ah, sì, dal bruttissimo finale del primo libro, in cui vediamo un Call che varca la Porta del Controllo dopo che ha scoperto di essere Constantine Madden, alias il Nemico della Morte, alias colui che ha fatto fuori sua madre e un sacco di altra gente, alias il tipo che teoricamente dovrebbero ammazzare.
(Quindi da questo punto di vista Call ha ammazzato Sarah, ma sto cercando di non pensarci. Il quantitativo di paradossi in questa saga è allucinante)
Da dove riprendiamo? Dalle vacanze estive, che Call passa a casa, con il padre in piena nevrosi e Subbuglio che penso sia l’unico a essere normale (e vi faccio notare che lui è un lupo), mentre il ragazzo compila liste da Sire Malvagio e pensa ad Aaron e Tamara impegnati a fare festa.
Come nel libro precedente, anche questo ha una struttura simile.
Dopo un evento iniziale che mette in moto la vicenda, per la prima metà non succede quasi niente, e senza che te ne accorgi nel Magisterium sono passare settimane, se non addirittura mesi.
Poi nella seconda metà va tutto a rotoli, ed è lì che c’è la parte del suddetto “suicidio neuronale”. E non ho ancora accennato al finale da Master Troller che l’accoppiata Black-Clare ha deciso di mettere a questa seconda parte della storia. In quel momento perdi ogni speranza di uscirne sano.
Non sai mai se ridere, piangere, o farti prendere dal panico. Nel dubbio te ne esci con una reazione che è un misto delle tre cose, e fidatemi di me, non è piacevole. Per nessuno.
Anyway, facciamo una delle cose che so fare meglio. Sviscerare psicologicamente i personaggi, a partire da Callum, per cui io, se non si fosse notato, provo un amore immenso.
Devo dire che mi è piaciuto molto leggere di come abbia mantenuto il suo spirito ironico e saccente nonostante la Grande Rivelazione Del Secolo, ed è proprio alla luce di questo che si capisce come ormai Constantine sia morto, e di come il “nuovo” Constantine, per l’appunto Callum, sia l’unica personalità rimasta. Per il ragazzo è difficile non solo mantenere il segreto, ma anche rapportarsi con questa parte di lui, come se avesse paura di diventare cattivo da un momento all’altro, ingaggiando nel corso della storia una battaglia interiore con sé stesso, cercando di comprendere chi è veramente.
Ma non è forse questo che tutti ci siamo chiesti durante gli anni iniziali dell’adolescenza? In Callum una domanda che può sembrare una normale tappa del percorso di crescita diventa qualcosa di più. Per Callum non si tratta di sconfiggere qualcuno, poiché il Nemico della Morte, è proprio lui. E anche se è dalla parte del Magisterium, e soprattutto del Makar Aaron, si può dire che Constantine Madden sia stato sconfitto? Fino a che Magister Joseph è ancora in vita, di sicuro no. 
Ma se non dipendesse da Joseph, potremmo dire che la guerra è finita? Questa è la domanda alla quale il ragazzo cerca con tutto se stesso di dare una risposta.
Per quanto riguarda agli altri personaggi, a eccezione di Aaron, Tamara e l’amatissimo Jasper, tutti gli altri passano in secondo piano.
La guerra potrebbe essere più vicina di quanto non si pensi, e la storia si sviluppa di conseguenza intorno al Makar, che bisogna a tutti i costi proteggere. In questo libro Aaron mostra un nuovo lato di sé, lo sviluppo completo di un accenno di carattere comparso nel primo libro. Vediamo un Aaron seducente, un Aaron che riesce a fare in modo di essere ascoltato. Dietro l’animo gentile del ragazzo vediamo anche quello che potrebbe essere destinato a diventare uno dei giovani più carismatici della saga. Oltre all’optional nel potere del caos, che è tanta roba, ammettiamolo.
Tamara non cambia molto, e rimane sulla lunghezza d’onda della ragazza molto sveglia e intelligente, con un grande senso dell’onore e del dovere, nonostante all'occorrenza sia abile a mentire. Non ho riscontrato un grosso cambiamento, dalla Tamara del primo libro, tranne ovviamente per il suo atteggiamento più naturale verso i due ragazzi, cosa che però era comparsa già in The Iron Trial.
E poi c’è il carissimo Jasper deWinter, che a tratti vorresti abbracciare e a tratti vorresti picchiare con forza. Su di lui avrei un sacco di cose da dire, ma tre su due sarebbero spoiler, quindi ingoierò il boccone e non parlerò. Povero ragazzo, sempre bistrattato. *pat par sulla spalla*
Riguardo al finale alla Master Troller, dirò che mi sarei messa volentieri a urlare, ma che mi trovavo sull’autobus per tornare a casa, e mi sono astenuta.
No. Ok, no.
Esigo il seguito. Non voglio sentire ragioni, esigo il dannatissimo seguito.
La fine potrebbe essere più vicina di quanto non si pensi. La mia. Quella dei miei neuroni.

Mitsuko


Parte 1:Talking About: Magisterium - l'anno di ferro



PS. Dato che il finale di metà stagione di OUAT è imminente, ma molto imminente, aspettatevi il tanto nominato Stranger's Corner con Mr. Golds come ospite d'onore.
See ya!



17 novembre 2015

Talking About: Comics

Original Sin – Guardiani della Galassia, B. M. Bendis, E. McGuinness, V. Schiti


Ovvero il mio fetish per la Marvel che torna all’attacco con una serie di tre albi che ho letto questa estate. Come si sarà notato, la serie appartiene alla collana di Original Sin cui avevo già parlato in precedenza, con l’albo Thor & Loki – The Tenth Realm.
Questa volta lo spin off è incentrato su due filoni narrativi, che scorrono in parallelo, occupando due metà distinte di ogni albo.
Nella prima, abbiamo il racconto di Peter Quill, in parte sotto forma di flash back e in parte tramite il dialogo/interrogatorio con Gamora, sulla sua scampagnata nel cancroverso insieme a Thanos, un orda di Avengers versione malvagia e il Cubo (alias, Tesseract), e l’altra, che è la mia preferita tra le due, incentrata sulla ricerca di Jesse Alexander da parte del figlio Sam (alias, Nova), anche grazie all’aiuto di Rocket Racoon, membro dei Guardiani della Galassia, di cui Sam ha fatto parte per un po’.
Detto questo, un po’ di back ground, che non avevo fatto la volta scorsa, o per lo meno lo avevo solo accennato.
Il fattore scatenante dello spin off denominato Original Sin è la morte dell’Osservatore da parte di nessuno sa chi (tranne gli spoiler, gli spoiler sanno sempre chi è l’assassino, e dato che ti vogliono male ci tengono a fartelo sapere. Della serie “Storie di una fangirl ingenua, che dopo anni crede ancora che i social abbiano pietà di lei”), e il furto del suo occhio. Perché rubare un occhio? Beh, bisogna dire che Uatu, facendo parte della razza degli Osservatori, era in grado di registrare tutti gli avvenimenti in corso nel multiverso, venendo così a conoscenza di molte informazioni.
A seguito di varie vicende, era stato ucciso e uno dei suoi occhi era stato usato come bomba su Manhattan, ma molti degli eroi che si trovavano nei pressi dell’esplosione, avevano ricevuto come delle “visioni”.
Questo è il modo in cui Thor era venuto a conoscenza di un piccolo dettaglio famigliare. Una sorella nascosta chissà dove nell’universo. Cose che capitano tutti i giorni, insomma.
Ed è così che Sam scopre che il padre, misteriosamente scomparso da anni, è ancora vivo.
Da qui parte la sua avventura. Grazie ad un nome che il ragazzo ha sentito pronunciare nella visione, Nova riesce man mano a collegare le vicende che avevano visto suo padre come protagonista e arrivando, non solo ad essere tanto vicino a ritrovare il padre, ma anche a conoscerlo meglio, comprendendo che tipo di uomo, e che tipo di Nova, fosse stato.
Quella che si viene a creare è una situazione quasi speculare, in cui Sam ripercorre i passi di Jesse, incontrando chi lo aveva conosciuto quando era nelle forze Nova, andando dove il padre era solito andare, ritrovandosi nelle stesse situazioni.
Il tutto viene raccontato la leggerezza ed ironia, tipica sia di Sam, ma anche soprattutto di Rocket, che è il migliore quando si tratta di sdrammatizzare una situazione critica!
Un’accoppiata senza eguali, non c’è che dire.
Mi chiedo cosa accadrebbe a mettere quei due nella stessa stanza con Deadpool. Penso che ne uscirebbe qualcosa di davvero esilarante.
Per quanto riguarda l’altro filone, quello in cui Peter si ritrova in mutande legato a una sedia con Gamora che lo interroga, la faccenda è diversa.
Qui i toni più leggeri e ironici vengono un po’ a perdersi, per essere sostituiti da una situazione molto più drammatica e sofferente, in primis per Peter, che viene costretto a rievocare quello che ha passato. Il racconto di Quill è intriso di disperazione durante i flash back, e da una sorta di gelido distacco durante l’interrogatorio. Anche l’ambientazione è completamente diversa, e dagli ambienti colorati e affollati di Nova passiamo alle lande cupe e spoglie del cancroverso, un'unica piana rocciosa, il teatro dello scontro prima contro Thanos, e poi contro i Rivendicatori.
Thanos. L’adorabile Matto Titano in piena modalità “conquistatore” mentre gli altri semplicemente lo picchiano. Le tavole a colori dei combattimenti di quel tizio mettono i brividi, giuro. Tra quelle e le parole di Star-lord, ti viene un’ansia che quando giri la pagina ti sembra di essere ad un passo dall’infarto. E un discorso analogo vale per Drax, che pensa poco, e mena tanto.
Richard Rider invece ha un comportamento più simile a quello di Star-lord. Un po’ più umano, ecco tutto.
Al Quill fuori dal cancroverso, invece, si contrappongono figure come Rocket o Groot, che avevano pacificamente accettato il ritorno dei ragazzi, senza porsi troppe domande, o Gamora, che invece non è particolarmente felice che le si sia mentito.
Ricordatemi di non farla arrabbiare, in futuro. Non vorrei trovarmi nel panni di Quill.
Di certo, non si tratta di albi che un appassionato Marvelliano può perdersi. Io stessa sto dando la caccia ai numeri che mi sono persa, sperando nel frattempo in una ristampa, o che da qualche parte sia rimasto un volume invenduto.
See ya!

Mitsuko

Per leggere il primo Talking About della collana: Original Sin Thor & Loki - The Tenth Realm


8 novembre 2015

Talking About: Books

Magisterium – l’anno di ferro, H. Black, C. Clare


Eh sì, questa volta ce l’ho (quasi) fatta a pubblicare qualcosa senza che trascorresse un intera era geologica.
Come avevo preannunciato l’altro giorno, nel mentre che leggo “Magisterium – il guanto di rame” (e strippo tantissimo, ahem. Tipo ieri sera ho letto più di mezzo libro, e il mio cervello sta meditando l’ammutinamento), oggi parlerò del primo libro della serie: “Magisterium – l’anno di ferro” scritto a quattro mani dalla Black, di cui per ora non ho ancora letto nulla, e la Clare, famosa per la saga di Shadowhunter. (Di cui prima o poi parlerò, dont’ worry.)
Decisi di comprare questo libro l'anno scorso per Natale, quasi per caso, senza nemmeno rendermi conto di chi l’aveva scritto, semplicemente perché “mi ispirava”. Quando si tratta di libri vado molto d’istinto, sì. E quasi sempre ci azzecco, quindi mi fido del mio istinto da lettrice-ossessiva-compulsiva-divoratrice.
Come era quindi prevedibile, non sono rimasta delusa, anzi, piacevolmente sorpresa.
Forse fin troppo.
Tutto il libro è un immenso WTF?! a ciclo continuo, lasciate che ve lo dica. Ma in senso buono.
Veniamo alla trama: Callum Hunt, dodici anni, zoppo, vive solo con il padre Alastair. Nel suo sangue, così come in quello della sua famiglia, scorre il talento per la magia e il ragazzo, nonostante l’opposizione del padre e ogni tentativo di fallire il test, viene ammesso al Magisterium, una prestigiosa scuola per ragazzi dotati di magia, da Magister Rufus, una delle figure più eminenti di tale accademia. Callum Hunt sarà quindi “costretto” ad affrontare il corso del suo destino all’interno di quel mondo, nonostante su di lui incomba l’artiglio minaccioso del Nemico della Morte, ma soprattutto ad affrontare se stesso e la propria natura.
Poi tutto ovviamente va a rotoli.
Se credete che i finali di James Dashner (nda: The Maze Runner) siano da vero Master Troller, non avete ancora visto niente, ve lo assicuro. L’accoppiata Black/Clare è da suicidio neuronale.
Insomma, qual è il solito schema di ogni saga fantasy/urban fantasy degli ultimi anni o poco più? Protagonista random che improvvisamente si ritrova a fronteggiare qualcosa di magico/potenzialmente letale, ha poteri con pacchetto optional che non sono un optional, e nel giro di pochissimo diventa badass. E poi ovviamente allo scontro finale il cattivo di turno ci resta secco (insieme ai tuoi feels e qualche incidente di percorso chiamato vittima random più o meno studiata per tale ruolo).
(Vedere alle voci: Happy Potter, Shadowhunter, Divergent, Percy Jackson, Hunger Games e potrei stare qui a elencare saghe fino al duemilacredici senza problemi.)
E invece queste due ti piazzano un ragazzino con seri problemi a socializzare, una gamba reduce da tanti di quegli interventi che ormai è un ammasso di tessuto cicatriziale e dolore e un carattere che di certo non è quello del classico eroe. Sarcasmo simile lo avevamo già trovato in Percy, ma lui ha manie di protagonismo stile “GUARDATEMI SONO PERCY FIGLIO DI POSEIDONE E SONO UNA SUPER STAR!!”.
Questo non è Callum. Callum vorrebbe solo rintanarsi in un angolo sperando che nessuno lo noti. Callum aspetterebbe che tutti si ammazzino a vicenda per poi saltare fuori e rubare il trofeo. Callum passa metà del tempo a chiedersi perché sono tutti così esaltati e a sentirsi l’unico con la testa a posto. Esattamente il contrario di tutto quello che uno si aspetta da un eroe. E comunque no, Percy Jackson su questo piano non è attendibile.
Ma torniamo a Magisterium. Niente in quel libro va nel modo in cui uno si aspetterebbe, ed è questo il motivo che lo rende tanto affascinante. Non sai mai cosa aspettarti. (E il secondo è ancora peggio. Il secondo è il male.)
Quello che vi si para davanti è un mondo strano. Da una parte è tutto in equilibrio, come gli elementi degli incantesimi che vengono usati, ma dall’altra è tutto al contrario. Chi padroneggia il potere del caos, detto Makar, viene acclamato come un eroe, un messia, ricoprendolo di un ruolo quasi sacrale; il Nemico, è il nemico (e non amico) della Morte, nonostante semini distruzione gratuita, anche quando non c’è.
Perché effettivamente, il Nemico c’è e non c’è. Ad esserci c’è la sua ideologia, i suoi seguaci, il terrore nei suoi confronti. Ma esattamente cosa ne è rimasto? Un’ombra inconsapevole, un retaggio sbiadito.
Questo ovviamente se il Sire Malvagio non decide di svegliarsi dal suo letargo e iniziare a diventare badass.
Riguardo all’ambientazione, devo dire che è quasi pittoresca. Tutto è sotto terra, ma non dà una sensazione opprimente. Sono gallerie, quelle del Magisterium, in cui uno può perdersi, ma anche ritrovarsi. Sono gallerie piene di vita, come in un Hogwarts sotterranea, piene di ragazzi e ragazze, di luci, di licheni che sanno di bacon e pop corn al burro. Sono gallerie in cui scorrono misteri, magie e segreti.
Tante cose potrebbero accadere, al Magisterium. L’importante è non abbassare la guardia. Mai.
Ma non è questione di “un passo falso e sei morto”, oh no. Qui si ha quasi l’impressione che potrebbe esserci qualcosa di decisamente peggio. (E il primo che dice: l’espulsione, farà guadagnare a serpeverde 100 punti. Perché serpeverde? Perché è la mia casa del cuore, quindi adattatevi.)
Sullo stile non dirò nulla, anche perché essendo entrambe autrici professioniste e “collaudate” ritengo che qualunque cosa detta a proposito risulterebbe superflua. Dirò solo che in svariati punti ho riconosciuto lo zampino della Clare, che dopo aver letto dieci suoi libri ho imparato a riconoscere, ma nulla più.
Nemmeno sulle traduzioni della Masini rivolgerò i miei soliti drammi da “la versione originale è sempre più bella!!1!!1”, perché di lei mi fido ciecamente, e so che avrà fatto un buon lavoro. Anche se tradurre ammazza la lingua, ma è una cosa inevitabile, così come il doppiaggio ammazza tipo TUTTO.
Un libro da non perdere, un libro che ti farà decisamente andare fuori di testa. E se per altre cose magari vi racconto come l’ho comprato io, questa volta vi dico: prendetelo voi.
Perché fidatevi, ne vale la pena.

Mitsuko





 

PS. AH, dimenticavo, stanno uscendo le foto del mio foto set come Deneve scattate a Lucca! Se volete darci un occhiata vi lascio il link della pagina fb di Shot At Cosplay, il progetto che vedeva impegnati alcuni fotografi nella realizzazione di foto set. (E si, la faccia da schiaffi qui accanto è la mia, ahem)