6 ottobre 2015

Talking About: Comics

Claymore, Norihiro Yagi

  
Eh, lo so, è una vita che non mi faccio viva, ero caduta in un periodo di pigrizia estrema. Ma oggi ho deciso di mettermi al lavoro, e quindi eccomi qua, con il primo post di ottobre.
E iniziamo, si fa per dire, il mese parlando di fumetti.
Precedentemente, sotto l’etichetta “comics”, avevo parlato di un albo americano (su cui sì, se ve lo state chiedendo, sbavo ancora dietro), ma oggi invece ci sposteremo dall’altro capo dell’Oceano Pacifico, per fare una tappa in Giappone.
Possibilmente proprio sotto la casa dell’autore. Armati di manganelli.
Insomma, parliamoci chiaro, per quanto io ami il modo in cui disegna (darei un rene per disegnare bene la metà di come disegna lui), o per quanto sia riuscito a creare una storia che presenta la stragrande maggioranza delle cose che io cerco in una serie, di qualunque tipo, a volte vorrei solo prenderlo a sprangate nei denti.
Pare che per lui la prassi sia “crea un personaggio, fai in modo che lo odino, fai in modo che lo amino, uccidilo, resuscitalo, e uccidilo di nuovo”. E quindi giunto a quel punto uno vorrebbe solo rannicchiarsi in un angolo a piangere tutte le lacrime che ha. Perché non è giusto.
Nonostante questo, o forse proprio per questo, “Claymore” di Norihiro Yagi è il mio manga preferito, e anche uno dei pochi di cui l’adattamento in anime mi abbia soddisfatto. (Tranne per l’ultimo episodio, l’ultimo episodio non esiste. Ma il doppiaggio è meraviglioso, e non è poca cosa.)
E nonostante anche io non sia una grande amante del genere horror tendente al splatter. Azione e combattimenti mi piacciono, anzi, più ce ne sono tanto meglio (sono infatti una grande fan di Tutor Hitman Reborn, in cui si menano a destra e a manca) ma sono poche quelle serie riescono a non diventare pacchiane seppur con la loro massiccia dose di squartamenti. Due esempi lampanti? Tokyo Ghoul, e Claymore.
La trama di questa serie è in apparenza semplice, o per lo meno lo è nella prima metà: la protagonista, Claire, è una guerriera mezza umana e mezza demone chiamata Claymore, il cui compito è quello di dare la caccia e uccidere tutti gli yoma, i demoni che infestano il mondo. Claire e altre guerriere lavorano per un organizzazione senza nome che si occupa di distribuire gli incarichi a seconda del livello di abilità delle guerriere, il cui marchio distintivo, oltre alla grande spada a due mani che dà il nome alla serie (la Claymore in realtà è una spada di origine scozzese, molto grande e pesante), è il fatto che ogni guerriera ha i capelli biondi e gli occhi argentati. Dopo alcuni capitoli sostanzialmente autoconclusivi, un blocco di capitoli svela il passato della protagonista, contribuendo a creare quest’immagine molto distorta della realtà di cui vive Claire.
Questo per la prima ottantina di capitoli, su per giù. Nella seconda metà della serie, la storia non sarà concentrata solo su Claire, ma anche su altre guerriere, come Miria, Deneve (di cui sto preparando un cosplay per il Lucca Comics 2015, se ci siete di venerdì potreste beccarmi in giro a bazzicare), e Helen, che erano già presenti nella prima metà. In aggiunta non mancheranno altri personaggi con la stessa firma caratteristica di Norihiro.
Ci troviamo quindi in un ambientazione tipicamente medievale, con queste città in pietra, i villaggi di casolari, le ampie viste di paesaggi interamente occupati da foreste, tutti disegnati fino ai minimi dettagli. Nella versione anime per i colori vengono usate tonalità molto cupe, come a voler calcare su quest’atmosfera chiusa, dal retrogusto horror.
La caratterizzazione dei personaggi è sopraffina, sia che appartengano alle Claymore, o siano yoma, o umani. Ogni personaggio, anche quello apparentemente più freddo e imperturbabile, in realtà è estremamente ricco di sfaccettature, ed ad ogni rilettura io mi rendevo conto di un dettaglio o due che non avevo notato la prima volta, troppo concentrata a capire cosa stesse accadendo e pregare che i miei personaggi preferiti non tirassero le cuoia. A malincuore ammetto che non tutte le mie preghiere sono state ascoltate, quindi guai a voi se vi affezionate. Potreste rimanerci molto, ma MOLTO male.
Oltre alla complessa psicologia dei personaggi, anche lo stile di Norihiro Yagi, che ho sempre sostenuto essere, insieme a quello di Gosho Aoyama, il più particolare che avessi mai visto, riesce a creare questi personaggi di un fascino morboso.
Vediamo quindi queste guerriere mezze demoni con dei lineamenti delicatissimo, occhi tondi, labbra a cuore, che le fanno assomigliare più a delle bambole di porcellana che delle assassine. Negli yoma invece questa dolcezza diventa seduzione sfruttando design a metà tra il sensuale e l’orrido, con demoni femminili estremamente provocanti dei loro atteggiamenti, o demoni maschili possenti e prestanti, il tutto fuso con parti mostruose.
Si dice che il corpo sia il riflesso della mente, e temo che Norihiro abbia preso spunto troppo bene da questa frase.
In conclusione: personaggi estremamente badass? Check! Trama intrigante e piena di colpi di scena? Check! Alta qualità grafica dei disegni? Check! Ambientazione adeguata alla trama? Check! Caratterizzazione dei personaggi curata? Check! Azione e spargimenti di sangue? Check! Lacrime?
… purtroppo ci sono pure quelle.
Che ci possiamo fare, non si può avere tutto quello che si vuole, nemmeno in un fumetto.

Mitsuko