23 settembre 2015

Talking About: TV Series

Once Upon A Time, stagione 4, E. Kitsis, A. Horowitz


Ed eccoci finalmente per l’ultima parte della chiacchierata su OUAT. Mio dio pensavo che non avrei mai finito, ogni volta dovevo sempre dividere il post perché scrivevo un papiro.
Intanto che ci prepariamo i cappotti invernali, vediamo dove eravamo rimasti. Emma e Killian tornati dal passato con un peso morto sulle spalle (quasi letteralmente), Regina e Robin che si godono il loro meritato quasi lieto fine, e i Charmin che hanno presentato a tutti il nuovo pargolo, ovvero il principe Neal (how cute. Vi siete chiesti se per quelle scene Neal fosse interpretato dal loro vero figlio Owen? Io sì. Ma su internet non lo dice). E poi il finale a trauma. Perché non potevano farne a meno.
E fu così che Frozen approdò a Storybrooke, con Elsa che esce dall’urna a cui nessuno aveva fatto caso che per qualche strano motivo si trovava nella cripta di Tremotino.
Tutto sotto controllo. Tranne l’elettricità, che salta. Inconvenienti della vita. Per fortuna c’è Biancaneve.
E mentre a Storybrooke Uncino e Emma si ritrovano ad affrontare un mostro di neve alquanto irritato e un enorme muro di ghiaccio, ad Anderelle, anni addietro, (perché tanto ormai hanno tutti su 375 anni, tranne Tremotino che ne ha boh, il doppio forse, ma nessuno ci fa caso) dove Anna e Kristoff stanno organizzando il loro matrimonio. Mentre Anna si prova il vestito, Elsa scopre una lettera della madre in un vecchio scrittoio, dove vi è scritto che lei e il re si sarebbero recati a Mistheaven (ovvero la Foresta Incantata) per cercare qualcuno che li aiutasse a rimuovere i poteri di Elsa. Anna fa quindi armi e bagagli all’insaputa della sorella e parte per scoprire la verità, mentre Kristoff guadagna tempo, dicendole di chiedere l’aiuto di n suo vecchio amico. Chi? David, che all’epoca era ancora il pastore con il taglio da hippie.
Elsa, nel frattempo, deve affrontare l’esercito di Hans e dei suoi dodici fratelli aiutata da Kristoff, e per farlo deve impedire che trovino un urna in grado di intrappolarla. Trovano l’urna, Hans trova loro, l’urna viene aperta e, sorpresa!, non è vuota.
E qui iniziano i cavoli amari.
Mi è piaciuta questa metà di stagione? Assolutamente sì. Gli attori scelti per i ruoli di Frozen erano perfetti, uguali sputati ai personaggi del film, non so da dove li abbiano tirati fuori. Tipo Anna e Hans era identici e io ero sconvolta.
La villain della storia, Ingrid, mi è piaciuta in quanto tale, ma alcune scelte che ha fatto soprattutto quelle relative al suo ending non sono proprio riuscita a mandarle giù. Ho apprezzato tantissimo il modo in cui gli ideatori sono riusciti a gestire sia il ciclo narrativo di Frozen, sfruttando alcuni “buchi di trama”, per infilarci i loro personaggi e intrecciarli insieme, ma non solo riferito a quelli della Foresta Incantata, ma soprattutto collegando Ingrid a Emma.
Il tocco di Kitsis e Horowitz si è notato pure qua. A quanto pare hanno un vero e proprio fetish per gli incantesimi di amnesia! Dopo quattro stagioni penso che bisognerà fare qualcosa a proposito.
Tremotino è un caso a sé. Per tutta la stagione lo vediamo agire in un modo estremamente meschino. Per tutta la stagione lo vediamo prendersi gioco di Belle, di Elsa, di Emma. Ma soprattutto, vediamo il suo lato peggiore sfogarsi su Uncino, costringendolo a sua volta ad azioni che non voleva compiere. Come se lo costringesse a turare fuori il villain represso dentro di lui, perché effettivamente, è quello che è. Per fortuna Killian è più sveglio di lui.
L’ending di mezza stagione di Tremotino mi è piaciuto, nonostante tutto, ho trovato che fosse esattamente ciò che si meritava, ciò che era destinato a lui, a provare che Tremotino aveva cercato per tutto il tempo di ottenere una cosa che già aveva, e che così facendo ha perduto inevitabilmente.  
L’ending di Regina non mi è invece piaciuto, ma questo solo perché io per lei stravedo, e se fosse per me le avrei consegnato il lieto fine su un vassoio d’argento già dalla prima puntata. Della prima stagione. Quindi non lo commenterò ulteriormente e mi limiterò a pensare ai miei feels e piangere.
 
Giungiamo quindi alla seconda parte della stagione, dove si riprende un filone che era stato interrotto per cause di forza maggiore, ovvero la ricerca del fantomatico “Autore”. Che è il personaggio due-di-due della lista di coloro che vorrei prendere a padellate in faccia, ahem.

Però in compenso ci sono un sacco di altri personaggi interessanti, come Tremotino, Crudelia De Mon, Ursula e Malefica, che no, a quanto pare non è morta. Perché nessuno resta mai morto abbastanza a lungo, e perché Tremotino sa come resuscitare la gente, a quanto pare. 
Tra tutti questi cattivi, la mia preferita è stata senza dubbio Malefica. Crudelia e Ursula, per quando ben costruite, erano comunque villain “minori”, infatti come tali non hanno fatto molta strada. Tremotino, invece, seguendo la discesa che aveva già imboccato da che era tornato in vita, non mi ha fatto impazzire. Geniale come sempre, questo sì, sempre con un le sue tattiche, ma non è più il Tremotino affascinante, anzi troviamo un personaggio che posso descrivere solo come disperato. Su Malefica invece possiamo notare tante cose. Vedremo innanzitutto due scorci dl suo passato, uno con Regina e uno con i Charmin, due momenti particolari che la caratterizzano profondamente. Vedremo anche uno sviluppo molto umano e soprattutto molto femminile di Malefica, una Malefica madre, che in quanto tale assume una serie di atteggiamenti che mi hanno positivamente sorpresa.
In questa stagione daremo anche un’altra occhiata al passato di Emma, così come nella prima metà.
Interessante quindi il legame tra Malefica e Biancaneve e Emma, che crea una serie di coincidenze che alla fine, tanto coincidenze non sono. E ovviamente, dietro tutto ciò, c’è lo zampino dell’Autore.
Che invece non mi è piaciuto. Ma proprio per niente. Mi faceva solo salire il desiderio di prenderlo a sberle.
Interessante? Questo sì. Ma la cosa finisce lì.
Per tutto il tempo mi è parso sempre molto esagerato, con il suo desiderio di alterare la realtà, il suo voler sempre mettere mano al destino delle persone, a stravolgere le regole.  
Ah, e se non bastasse c’è pure il ritorno del personaggio uno-di-due delle sberle. Che gioia.
Quali personaggi mi sono piaciuti? Emma e Henry da un lato, Killian e Regina da un altro (sai la novità, loro due sono le mie crush da che ho iniziato la serie).
E iniziamo con loro.
Su Killian dico che abbiamo potuto godere sia del suo lato da pirata, sia il lato emerso a Storybrooke, quello che lo sprona a cercare il meglio in sé stesso e in Emma, che di vedere il bene dentro sé ne ha davvero tanto bisogno. Per Regina invece, devastata dal finale di mezza stagione, mi è piaciuto come abbia trovato la forza di non cadere nel lato oscuro, e anzi di impegnarsi per sistemare tutto quanto.
Per Henry devo dire che mi è piaciuto lo sviluppo finale, il modo in cui ha gestito tutto il casino che l’Autore di ‘sta ceppa ha combinato, ed è stato grandioso.
Per Emma mi è piaciuto il percorso nel mentre, il modo in cui ha agito e reagito ai piani di Tremotino, sia qui che nella prima parte di stagione, un percorso che fa dal fisico, quindi all’imparare a  gestire la propria magia, a psicologico ed emotivo, percorso legato soprattutto ad una figura del suo passato, alla relazione molto contraddittoria con i genitori, al suo modo di rapportarsi con Uncino. (Che ormai sono OTP, con mia gioia.)
E poi il puntatone finale. Il mega puntatone finale dove penso di essere morta qualcosa come trenta volte perché è stato incredibile.
Il modo in cui gli ideatori, tramite l’Autore, hanno rivoltato come calzini ogni personaggio per farne il suo opposto è stato incredibile. Uncino goffo era talmente tenero che non si poteva guardare. E Biancaneve, lei era tutto quando si atteggiava da regina cattiva. Poi ovviamente il finale, sempre pensato per farti rimanere a bocca asciutta, sempre rivoluzionando la serie.
È stata complessivamente una stagione allucinante, con tante di quelle cose che si incastravano l’una dietro l’altra che ho temuto di uscirne pazza, ma che mi è piaciuta, appunto, da impazzire.
Pare che su questo argomento non abbia più nulla da dire. Restiamo in attesa della quinta stagione. Can’t wait for Dark Swan.
Passo e chiudo, Oncers!

Mitsuko


P.S. – se siamo fortunati (ovvero se riesco a convincerlo), avremo come ospite speciale Mr. Golds quando partirà la quinta stagione e i preannunciati Stranger’s Corner. E a quel punto sì che mi diverto.

16 settembre 2015

Il Lounge di Mitsuko, 3

Too many friends, Placebo

Prendiamoci una pausa dalle nostre (ma per ora più mie) chiacchiere e parliamo di cosa dovremmo aspettarci. Essendo riiniziata la scuola (per lo meno per me. Tra di voi c’è qualche studente?), sarà più complicato tenere il blog aggiornato, ma farò del mio meglio. Ho in progetto un paio di “Talking About”, ma non vi dico ancora su cosa saranno, che conto di postare quanto prima. Inoltre voglio dare una sistemata alle impostazioni di impaginazione web.
Potrà sembrare facile, ma fidatevi, non lo è. Sto ancora cercando di capirci qualcosa. È già un miracolo che al primo tentativo sia riuscita a tirare fuori qualcosa di graficamente decente. (Avete presente quei manuali che vendono nelle librerie, quelli stile “Informativa per principianti”, o “Come usare un computer”? Ecco, io ne avrei bisogno, ahem.)
Ma ora vi illustro i progetti futuri, cioè ai due nuovi tipi di post che ho intenzione di fare; oltre ai Talking About, che saranno la prassi, e i miei Lounge.
Una delle due tipologie di post non so ancora come chiamarla, probabilmente improvviserò sul momento, come succede sempre, ma l’altro lo vedrete come Cupcakes.
Perché questo titolo? Principalmente perché al momento ho fame essendo noi in un Lounge, dovremmo pur mettere qualcosa sotto i denti, mentre parliamo, no? E quindi mangeremo cupcakes, mentre io parlerò dei miei personali lavori, dalle storie originali, a tavole di disegno, a qualunque cosa abbia come firma “Mitsuko”. Che sarei poi io. Lo scopo? Beh, prevalentemente sapere cosa voi pensate di me, dato che per ora sto parlando solo di quello che penso io.
L’altro tipo di post sarà simile, per quanto riguarda la motivazione, ma impostato in modo diverso. Sarà un post che non potrò fare senza di voi, perché in quell’angolo (Stranger’s Corner, che abbia trovato un titolo?) sarete voi a parlare, a raccontarmi cosa pensate. Per dire, tra pochi giorni esce Once Upon a Time (di cui l’ultima parte del Talking About è in work in progress, giusto perché lo sappiate) e ci sono cose delle puntate di cui non potete fare a meno di parlare? Beh, facciamo insieme!
A me interessa sapere cosa pensate voi, tanto quanto mi interessa che voi sappiate cosa penso io.
Ecco il perché di tutto ciò.
Non so esattamente quando, ma ci sentiremo presto.
See ya!

Mitsuko

14 settembre 2015

Talking About: Film


Fantastic 4 (2015), dir. J. Trank


L'altra sera, fedele fino in fondo al mio essere un amante della Marvel, sono andata a guardare il nuovo film dei Fantastici Quattro. In realtà alcuni miei amici me lo avevano descritto come un gran flop, e io stessa non è che fossi particolarmente legata a quel filone in particolare (i miei preferiti sono gli Avengers e i Guardiani della Galassia), quindi ero pronta anche a un eventuale flop.
Quando sono uscita dal cinema il mio primo pensieri è stato “Ecco, questo film finisce sul mio blog. E lo smonterò come un mobile Ikea”.
Per me, è no.
A questo punto ci si potrebbe chiedere: perché fare un reboot di un film, per poi fare un flop?
La risposta non è difficile da trovare. Come avrete notato, in questi ultimi anni la Marvel Studios ha lanciato o rilanciato tantissimi personaggi, aumentando esponenzialmente la cerchia di fan accaniti che vogliono vedere i loro film. In questa situazione mi sembrava scontato che prima o poi anche la Fox adottasse una strategia simile e rilanciasse quel filone narrativo. Di fare un terzo sequel non se ne parlava, dato che Chris Evans, che aveva interpretato la Torcia Umana, è risaputo che adesso veste i panni di Steve “Capitan America” Rogers. Un reboot era quindi l’unica cosa fattibile.
Per quanto riguarda la trama, è stata quella che mi ha fatto di più inarcare il sopracciglio. Non ha senso. Oltre ad avere alcuni buchi di trama grossi come quelli del formaggio, non c’entra assolutamente nulla con la trama originale, dove al posto della navicella spaziale abbiamo Reed che cerca di creare una macchina per il teletrasporto. Che porta dove? Non si sa. Lo hanno chiamato pianeta Zero (che fantasia).
Non si sa che questa cosa sia all’interno dei nove regni, e se no, mi sorprendo che Thanos non sia spuntato fuori da dietro l’angolo per poter arrivare a Midgard. Dove sia Zero rimarrà per sempre un mistero. Bah.
Reed e il suo migliore amico fin dall’infanzia, Ben Grimm, nel garage dei Richards stanno cercando di costruire una macchina per il teletrasporto, che funziona nonostante alcuni intoppi. Durante la fiera della scienza al college, i due vengono notati dal professor Franklin Storm e la figlia Sue, che offrono a Reed una borsa di studio.
Il ragazzo accetta e inizia a lavorare al progetto della macchina del teletrasporto con Sue, Johnny che nel frattempo è arrivato, e un Victor tirato fuori dai meandri della depressione. E in tutto questo: dov’è Ben? Non c’è, ecco la risposta. Lui se ne sta a casa.
Terminata la macchina, però la Nasa decide che devono essere i suoi astronauti a essere teletrasportati per primi, e non i ragazzi che si sono occupati del progetto. I tre ovviamente si fano due goccetti per smaltire la brutta notizia e decidono di usare la macchina di nascosto. Reed chiama Ben dicendo che non partirà senza di lui e il ragazzo li raggiunge. E in tutto questo: dov’è Sue? A farsi i cavoli suoi.
I quattro si teletrasportano in remoto e ovviamente va tutto a rotoli perché Victor decide di infilare la mano in una cosa verde fluo, e probabilmente radioattiva che fa saltare tutto in aria. Nel tentativo di tornare alla macchina Victor cade in un precipizio e tutti pensano che sia morto. Ovviamente la macchina non va, ma per fortuna Sue che nel frattempo si è accorta di tutto la riporta indietro. Il laboratorio esplode, e anche Sue viene colpita dall’onda d’urto verde-fluo-radioattiva.
Si svegliano nell’area 57 (perché la 51 ormai è passata di moda), e Reed si fa prendere dal panico e scappa. E per un anno non si sa più nulla di lui. Per trovarlo devo fare una triangolazione degna della CIA.
Poi ovviamente lo trovano, gli fanno riparare la macchina del teletrasporto per Zero e riiniziano i guai. A quanto pare la gente per capire deve sbatterci la testa a più riprese.
E ora vediamo i personaggi che, essendo stravolta la trama, sono anch’essi non convenzionali. Parlando per eufemismi.
Allora, premetto che il mio amore per Miles Teller (Reed Richards) è infinito, e ogni volta che lo inquadravano era una gioia, ma… alcuni tratti non mi hanno pienamente convinta. L’uscita di mio fratello è stata “Ma perché Reed non ha le bassette bianche? Sono il suo simbolo!”. Poi vabbè, lui ha criticato anche le tute nuove, ma a me sinceramente sono piaciute di più di quelle cosette da ciclisti che si ritrovavano prima, AHEM.
Victor Von Doom è stato però forse quello che mi ha deluso di più. La sua prima inquadratura lo fece con i capelli lunghi, in una stanza buia, davanti ad alcuni schermi da computer. L’allegoria del vero nerd associale. E a quel punto mi chiedo: ma dove? Perché tutto quello non ha senso. Per lo meno nel film del 2005, si poteva vedere il processo per cui lui, lentamente impazziva mentre i suoi poteri prendevano il sopravvento. In questo, avendo passato un anno in solitudine su Zero, sulla sua evoluzione psicologica non si sa nulla, e quando ritorna completamente fuori di testa la cosa ti sembra un po’ forzata, e anche tanto. Perché se nel Dottor Destino che avevamo visto nel 2005, o nei fumetti, c’è un barlume di lucidità, una tattica, in questo film è completamente in balia delle emozioni. Anche a livello estetico non ho apprezzato particolarmente il design del Dottor Destino.
Ben Grimm non mi è piaciuto molto, ma semplicemente perché il personaggio era stravolto, e quindi mi sembrava come “sbagliato”, soprattutto quando hanno deciso di usare la Cosa in battaglia, affiancato ai marines. Il design della Cosa è fatto molto bene, sono riusciti a creare un immagine molto realistica, anche se ammetto che mi ero affezionata al design del 2005/2007.

(I due nuovi design)

Per i fratelli Storm è un’altra storia. Da un lato vediamo una Sue adottata e un Johnny di colore e ciò può anche essere interessante, dall’altro anche loro sono stati distorti, senza quella caratteristica da donnaiolo corteggiatore di lui, o il lato romantico di lei, in quanto fidanzata di Reed. Una cosa positiva del film è che sono riusciti a creare una Sue molto forte, che non ha bisogno di essere salvata, dove il suo rapporto con Reed viene solo accennato, ma un po’ mi è dispiaciuto che abbiano minimizzato una delle relazioni più belle e del mondo Marvel.
In conclusione, per quanto a capacità recitativa ed effetti speciali il film sia grandioso, sotto tutto il resto è stato, a mio parere, un po’ un flop.

Mitsuko


13 settembre 2015

Talking About: Books

Candido ovvero l’ottimismo, Voltaire

 

Sì, lo so. Ieri avevo detto che ieri sera avrei pubblicato una chiacchierata su un classico. Ma poi ho pensato “Hey, non posso pubblicare millemila cose in un giorno e poi far passare una settimana nel silenzio. Diluiamo la cosa”. Quindi eccoci qui.
Quest’estate, tra i libri da leggere per letteratura c’era un titolo che non sapevo bene come prendere. Si trattava del Candido di Voltaire “un racconto filosofico sul migliore dei mondi possibili”.
Io non sono una che giudica i libri dalla copertina (o in questo caso dal sottotitolo), ma non essendo proprio un genio in filosofia mi aspettava chissà qualche tomo filosofico degno di Platone, Aristotele e compagnia.
Ora, se qualcuno mi chiedesse di riassumere in una parola il Candido direi semplicemente: delizioso.
È un libro squisitamente delizioso, di quelli che leggi in una serata e ti lasciano con un senso di tranquilla allegria.
Voltaire usa la storia di Candido come pretesto per dimostrare la validità della sua concezione del mondo meccanicistica, rispetto alla teoria del finalismo diffusa precedentemente.
La storia, viene raccontata con grande umorismo e un ritmo incalzante, raccontandoti in tre righe avvenimenti che coprono archi temporali anche molto lunghi.
Partendo da Pangloss (il filosofo sapiente del racconto, mentore di Candido, a cui tramanda il suo ottimismo), che crede fermamente che quello in cui viviamo è “il migliore dei mondi possibili, e le cose non potrebbero andare meglio”, diamo il via ad una serie di peripezie esageratamente paradossali, iperboliche, con le quali Voltaire punta a smentire il finalismo, e alla domanda di Candido “Ma per quale motivo il mondo è stato fatto così?” Martin, il filosofo pessimista che forse più incarna la concezione di Voltaire risponde “Per farci ammattire”.
Le avventure di Candido, l’amante Cunégonde, Pangloss e tutta la loro compagnia, vengono usate quindi per far chiedere al lettore: il mondo è buono o cattivo? Ciò che ci capita è causato dalla provvidenza, o dalla (s)fortuna?
Tutto il libro, inoltre, è costellato da riferimenti a persone conosciute dall’autore, verso le quali rivolge una pungente satira. Si tratta soprattutto di teologhi, gesuiti, ma anche letterati e filosofi.
Bisogna ricordare che di lì a pochi anni (il Candido è del 1759) tutto quello in cui si credeva, tutti i dogmi su cui era basata la Francia sarebbero venuti a mancare con lo scoppio della rivoluzione del 1789, che avrebbe segnato i “trent’anni più importanti d’Europa”. Dopo i lunghi anni dell’assolutismo, con la Rivoluzione Francese c’era stata la spaccatura con la Chiesa, la nobiltà aveva perso molti poteri a favore della borghesia emergente, e non mi sorprendo che Voltaire, attratto dalla società libertina e  che era sempre stato di indole molto particolare (fu cacciato da molte città, finì nella Bastiglia due volte e ebbe scontri molto accesi con personalità importanti all’epoca), abbia deciso di scrivere un opera di una satira simile “sfatando” tutto quello in cui si era creduto prima, senza però appesantirlo, anzi donandogli un’esilarante vivacità.
Quell’uomo deve aver avuto un cervello bellissimo.
Non sono affatto pentita di aver letto quel libro, solo di non averlo fatto prima.


Mitsuko

12 settembre 2015

Talking About: TV Series

Once Upon A Time, stagione 3, E. Kitsis, A. Horowitz



Questo post in teoria dovevo pubblicarlo ieri, ma ovviamente internet non va mai quando serve, soprattutto se si vive in piena campagna.
Quindi sarà oggi che continueremo la nostra chiacchierata su OUAT (mentre stasera si parlerà di classici, con un libro che ho letto in questi giorni).
Come al solito si ringrazia Mr. Golds per la consulenza. (Mi sento una hostess, a parlare così. Facciamo che smetto.)

Beh, bentornati. Riepilogando rapidamente il finale della seconda stagione, troviamo Tamara e Owen (i due villain-marionette) che spariscono in un portale magico creato da uno dei fagioli magici, portando Henry con sé, Neil che era sparito in un altro portale, dopo che Tamara gli aveva sparato, e una super incazzata Emma sulla banchina del porto.
Un inizio con i fiocchi. Per fortuna il nostro (ma più mio) amato Killian Jones, aka Capitan Uncino, con il fegato rosicchiato dal rimorso ritorna a Storybrooke cinque minuti dopo, con l’ultimo fagiolo che aveva rubato, per riconsegnarlo a Emma. Emma decide prontamente di salpare (insieme alla mia ship, ahem), per ritrovare il figlio.
Così ci ritroviamo tutti sulla Jolly Roger di Uncino, e per “tutti” intendo Emma, Killian, i Charmin, Regina e Tremotino. Belle poverina viene lasciata sul molo con un incantesimo di protezione per la città, e Tremotino le confessa che non farà ritorno a Storybrooke, per via della predizione per la quale “il ragazzino che l’avrebbe aiutato a trovare il figlio Baelfire, sarebbe stato poi la sua rovina”, ma che trattandosi del nipote, non poteva non salvarlo. (Ricordatevi la profezia, perché una mia teoria mi dice che centra con alcune cose che succedono nella s4).
E fu così che tutti salparono per l’isola che non c’è.
Perché, ci potremmo chiedere? Perché in precedenza Killian aveva occasionalmente rapito bambini per Peter Pan, il più grande malvagio di tutti i tempi, con poteri che andavano al di là persino di quelli dell’Oscuro, e Uncino ricordava che Peter cercava un ragazzino di cui aveva fatto un disegno, e quel ragazzino era Henry. Per la serie #Coincidenze? #IoCredoDiNo.
Dopo qualche piccolo intoppo giungono a destinazione, anche se Tremotino decide di procedere per conto suo, lasciando gli altri nel bel mezzo di una tempesta. La gentilezza, insomma.
La truppa approda sull’isola e qui parte la mezza stagione più bella di sempre.
Il villain è a dir poco magistrale, e il tutto viene contornato da altri personaggi, come Trilli, e da flashback molto interessanti sul passato di Regina e Uncino, e Neil da bambino. Sarà nel filone di quest’ultimo che ritroviamo Filippo e Aurora, la bella addormentata, e la guerriera Mulan (che avrà un risvolto parecchio interessante) insieme alla compagnia di Robin Hood.
Questi sono stati episodi incredibili, con avvenimenti che si susseguivano l’uno dietro l’altro, e un colpo di scena, ad un certo punto che mi ha veramente sconvolta! (Il famoso punto, citato nella prima parte della chiacchierata, per cui il trauma mi ha spinta a prendere una boccata d’aria durata qualcosa come cinque ore).
Le puntate vanno avanti senza sosta, mentre vengono svelati i piani di Peter, il suo legame con Tremotino, e un dettaglio interessante sulla natura di Henry.
Ogni personaggio avrà un suo percorso, che porterà, ad esempio, Regina ad affrontare una parte del suo passato, Emma a venire a patti con la sua natura di Salvatrice e il complicato rapporto con i genitori, e Killian svelerà un lato umano che non ci si aspetterebbe dal pirata. Tra Biancaneve e il Principe, le cose andranno diversamente perché dovranno districare un attrito tra di loro, causato da una decisione presa avventatamente da David, senza prima parlarne con Mary Margaret.
Ognuno di loro, nelle caverne dell’eco, dovrà svelare il proprio segreto più oscuro, e questo segnerà il loro comportamento futuro.
Terminata la parte sull’isola che non c’è, dopo quella che credono essere stata la battaglia finale contro Pan, tornano a Storybrooke. Poveri illusi. “Peter Pan non fallisce mai”, come lui ama sempre ripetere. Quindi, approfittando del fatto che il suo corpo con però Henry al suo interno è nel vaso di Pandora, ed essendo lui nel corpo di Henry si da alla pazza gioia.
Evil!Henry è spettacolare, così come Pan buono.
E poi vabbè, abbiamo un bellissimo e commovente finale di stagione, in cui tutto torna a posto.
Tranne per Tremotino e Pan. Loro muoiono.


E ora veniamo alla seconda mezza stagione.
La villain, che come tale è favolosa, e incredibilmente perfida, come personaggio non posso sopportarla. Non chiedetemi perché, perché non lo so nemmeno io. Una questione di feeling, forse, ma per quanto l’abbia ammirato e apprezzato le sue trame, e il suo background, alla conclusione del suo percorso come antagonista mi ha fatto salire la voglia di prenderla a padellate in faccia, anche se a certe persone lei è piaciuta tanto.
La perfida strega dell’ovest non piace a tutti, a quanto sembra. Soprattutto a Regina, che proverebbe un enorme piacere a strangolarla con sue stesse mani.
Dopo il finale di metà stagione, Henry ed Emma, dotati di ricordi nuovi, iniziano la loro vita a New York, mentre tutti gli altri abitanti di Storybrooke ti ritrovano nuovamente nella Foresta Incantata. Così passano otto mesi.
Poi un giorno qualcuno suona al campanello di Emma e indovinate chi è? Killian. (Bello lui).
Il poverino si vede sbattere la porta in faccia dopo aver baciato Emma e si becca una successiva denuncia per stalking, ma il nostro capitano non demorde e cerca di convincere Emma che è stato scatenato un secondo sortilegio e che tutti sono tornati a Storybrooke e che hanno bisogno della Salvatrice, e il pirata le dà una potente pozione della memoria per farle ricordare tutto quanto. Bevuto l’intruglio, e presi figlio, capitano, maggiolino e giacca in pelle rossa Emma torna a Storybrooke dove, sorpresa!, si ritrova sua madre incinta.
(Quella di Emma è stata la migliore espressione da WTF? della storia, giuro.)
(Curiosità: durante le riprese l’attrice era veramente incinta del suo primo figlio, avuto con il collega Josh, per intenderci, il Principe. Sì, i due si sono sposati sul serio. Ah, il vero amore.)
ANYWAY. Torniamo a noi.
Nonostante la mia insofferenza per la villain, la seconda metà di stagione è bella quanto la prima metà.
Come avevo già anticipato, in questa stagione sveleremo un altro pezzo della vita di Cora, e di come ciò abbia condizionato Regina. Vedremo inoltre il ritorno in vita di Tremotino, anche se sotto il comando della Perfida Strega Zelena. Vedremo un Uncino che per tutto il tempo cerca di attirare l’attenzione di Emma perché, signori, a questo punto persino un carciofo si renderebbe conto che è innamorato.
Verrà svelato, insieme al passato di Zelena, anche un pezzo di quello di Tremotino, a cui a quanto pare piace avere segreti. Della serie “Massì, protrei dire a Regina che ha una sorella maggiore verde e cattiva… ma pensandoci potrei anche non farlo”.
Grazie, sei molto di aiuto. E quando ovviamente servirebbe che dicessi le cose sei morto.
Durante lo svolgimento, vedremo da una parte ciò che accade man mano a Storybrooke, e dall’altro gli avvenimenti accaduti nella Foresta negli otto mesi, avvenimenti di cui però nessuno a memoria (tranne Killian, ma perché è scappato prima che il sortilegio lo colpisse), e su entrambi i fronti quello che succede non è mai noioso, anzi. Vedremo una Regina in compagnia di un Robin Hood, la sua anima gemella con la quale Trilli aveva cercato di farla incontrare anni prima, Belle e Neil (che no, non è morto. At least, not yet) che cercano di riportare in vita Tremotino, Biancaneve incinta e il principe alla giuda del loro popolo, con Regina a far loro da consigliere. Meraviglioso.
Tornando nel Maine, una volta sconfitta Zelena parte un’altra breve storia, che vede protagonisti Emma e Killian intrappolati nel passato. Cose che capitano, se sei una Salvatrice. Accadono molte cose, nella passata Foresta Incantata, incontri e scontri vari, come quello con la Regina Cattiva, o con l’Oscuro signore. Dopo aver accidentalmente impedito che Biancaneve e il Principe si incontrassero e dopo aver risistemato le cose i due riescono finalmente a tornare nel loro tempo, ma non prima di aver danzato insieme ad un ballo reale. (E fu così che la OTP di Mitsuko divenne canon, una volta tanto). Salvato il futuro, i due piccioncini, una ragazza raccattata dalle prigioni che passa più tempo incosciente che sveglia, e un urna a cui nessuno fa caso ritornano a Storybrooke.
Il finale di stagione è l’ennesimo, geniale colpo di scena, che chiude la puntata con pochi secondi di video, che presentano quello che sarà il filone narrativo della prima metà della quarta stagione.
Preparate i cappotti, signori e signore, perché tirerà parecchio freddo a Storybrooke.

See ya next time!
Mitsuko

8 settembre 2015

Talking About: TV Series

Once Upon A Time, stagioni 1-2, E. Kitsis, A. Horowitz

 

Bentornati per la seconda parte della nostra chiacchierata su Once Upon A Time!
Iniziamo riassumendo al volo la trama generale: per colpa di un potente sortilegio della Regina Cattiva, tutti i personaggi della Foresta Incantata (e non solo!) vengono trasportati nel mondo reale, privati di magia e ricordi e inserito in una cittadina fasulla chiamata Storybrooke, dove iniziano le loro nuove vite, prive però della felicità che avevano prima. Durante il primo episodio vediamo Emma Swan, una giovane donna di Boston che era stata trovata da neonata sul ciglio di una strada ventotto anni prima, che improvvisamente si vede piombare in casa Henry, un ragazzino che le rivela di essere il figlio che lei ha abbandonato dieci anni prima, poiché l’aveva partorito in prigione. Emma, non volendo avere nulla a che fare con lui, decide di riportarlo dalla madre adottiva, che si scopre ben presto essere proprio Regina. Ma arrivati a Storybrooke, Henry le rivela che il vero motivo per cui ha portato Emma lì, è farle spezzare il sortilegio della Regina Cattiva e far recuperare a tutti la memoria, poiché Emma è la Salvatrice, il frutto del vero amore di Biancaneve e il Principe Azzurro.
Per quanto riguarda la prima stagione, i ventitré episodi sono andati avanti piuttosto lentamente, ma questo perché una buona metà erano occupati dai flashback nella Foresta Incantata, e sono stati tutto fuorché noiosi. In quei flashback abbiamo conosciuto in particolare tutti i personaggi, le loro vere identità e le loro storie e avventure. Gli avvenimenti riguardanti il mondo reale oscillano anch’essi tra il presente e il passato di Emma, ma si susseguono l’uno dietro l’altro senza sosta fino alla fine. Non vi dico nel dettaglio come si conclude, dirò solo che il finale ti fa rimanere con un “E ora?” in loop, e non vedi l’ora di vedere cosa succede nella nuova stagione.
Nuova stagione che, detto tra noi, è stata quella che mi è piaciuta meno. Molto più lenta della precedente, molto più noiosa, in particolare la seconda metà.
Ma partiamo dalla prima parte. La villain di turno è Cora, la madre di Regina, affiancata da un – bellissimo, affascinante, tutto quello che volete – Capitan Uncino. Premettendo che il mio amore per Uncino è tale che per me lui è tutto OUAT, passiamo a Cora, un villain decisamente affascinante, perché tu sai che è cattiva, e anche tanto, eppure dopo due frasi che dice riesce ad abbindolarti subito. Tipo che dopo due minuti di episodio ha già abbindolato Regina, che non era proprio in vena di farsi abbindolare. Insomma, un genio.
La storia di Cora, purtroppo, verrà approfondita solo nelle terza stagione, affiancata a una villan che fa parte di quel gruppo di due personaggi che proprio non sono riuscita a mandare giù, anche se so che a qualcuno lei è piaciuta (ahem, you know I’m talking about you, Mr. Golds). Ma vale la pena aspettare, e intanto goderci un altro scorcio del passato tra Cora, Regina e Biancaneve. E soprattutto, il motivo per cui Regina è la Regina Cattiva!
Nonostante ciò, però la prima metà di stagione è andata avanti un po’ traballante. (Anche per colpa delle pippe mentali di Biancaneve, ahem).
Ma nulla in confronto della seconda metà.
Una storia che va avanti per forza di inerzia, un triangolo tra Emma, il padre di Henry (che nel frattempo è tornato, ma non vi dico chi è), e la nuova fidanzata di lui che tira fuori tutto il Beautiful represso in ognuno di noi. Per me è no.
Due villain che sono interessanti solo per i loro trascorsi e i legami intricati con i cittadini di Storybrooke, ma che in realtà sono due pedine di una scacchiera in cui l’unico pezzo interessante è il re (e che re!).
La cosa più intrigante è il filone narrativo di Tremotino, che non si smentisce, anzi ha un evoluzione molto bella, ed è principalmente lui a farti andare avanti, insieme a Regina che è sempre la migliore.
In conclusione un colpo di scena finale ti fa venire voglia di andare avanti, e per fortuna. La terza stagione, rispetto alle precedenti due, è di un altro livello.
E anche per oggi è tutto! Ci vediamo con la prossima stagione, in cui tutto quello che avete sempre pensato sull’isola che non c’è si rivelerà un autentica bufala. Perché tutti abbiamo desiderato almeno una volta di conoscere Peter Pan, ma il Peter di OUAT è qualcosa che va ben oltre le aspettative.



Mitsuko


(Look at him please)

7 settembre 2015

Talking About: TV Series

Once Upon A Time, impressioni generali, E. Kitsis, A. Horowitz

 

In previsione della nuova, quinta, stagione di OUAT prevista per questo mese, userò questo argomento per la nostra chiacchierata di oggi. O per lo meno, una parte, della chiacchierata. È difficile riassumere in un unico post qualcosa come più di novanta episodi da quaranta minuti ognuno. Sarebbe un po’ tanta roba. Quindi dividerò la chiacchierata in tre (o quattro, that’s depend) parti, la prima dedicata alle impressioni generali sui personaggi e la trama perché una serie così lunga è troppo complessa da spiegare in poche parole. (E come ho già detto, sono logorroica).
Prima di iniziare: perché ho iniziato una serie che parla di personaggi delle favole? Principalmente perché un mio amico, che per comodità (e privacy, ahem) chiameremo Mr. Golds (sì, Golds con la “s”, ma non vi dico perché), me ne aveva parlato così tanto bene e con così tanto entusiasmo che ho deciso d’impulso di iniziarla a mia volta, e devo dire che ne è falsa assolutamente la pena.
Gli ideatori della serie, Kitsis e Horowitz, sono stati geniali nel modo in cui sono riusciti a intrecciare le storie dei vari personaggi, e a svilupparli.
Sono riusciti, infatti, a creare personaggi molto più umani e complessi di quelli conosciuti nelle favole o nelle storie che conosciamo.
Partiamo dai personaggi femminili, sia le eroine che le villain. A mio parere, è stato proprio con loro che gli ideatori hanno tirato fuori il loro meglio, creando donne che non attendono di essere salvate, ma che combattono attivamente contro la cattiva sorte con tutte le loro forze. Sono donne a tutto tondo, incredibilmente vive e realistiche. Le eroine hanno lati oscuri, e sono capaci di commettere azioni sbagliate, che molto spesso segnano il loro destino, e lo stesso per le villain, che le ritroviamo con tanto di famiglia al seguito e il vero amore che le attende dietro l’angolo. Assolutamente pazzesco.
Una cosa simile, anche se meno accentuata, vale anche per i personaggi maschili. Insomma, siamo tutti abituati al principe azzurro che sfodera la spada per difendere la dama di turno, ma non tutti sono abituati a vederlo messo al tappeto da Biancaneve armata di un sasso! *fa il tifo per Biancaneve*
Kitsis e Horowitz sono riusciti a ricreare ogni personaggio in maniera sublime, e sono davvero rari quelli per cui pensi “Ecco, questo proprio non mi piace”. Ma analizziamone in particolare alcuni.
- Regina Mills. Allora. Regina. La mia Regina. In assoluto il personaggio più bello e meglio costruito della serie, io l’ho amata dal primo momento. Nel giro di quattro stagioni il personaggio di Regina ha avuto una crescita straordinaria, e abbiamo potuto ammirare tutti i lati di lei, dalla Regina Cattiva della Foresta Incantata al sindaco “incuti-terrore” di Storybrooke, alla madre che farebbe qualunque cosa per il proprio figlio, ma proprio qualunque. Ha un back ground molto complesso che l’ha resa quella che è, ma nonostante tutto tira avanti, sfoderando il suo lato badass ogni qualvolta che serve (e noi siamo contenti di vederlo, ma proprio tanto), ma al contempo è capace di infinita dolcezza. Un personaggio che non mi ha mai deluso, nemmeno una volta.
- Biancaneve e il Principe. Anche lei è un personaggio che mi piace molto, anche se è stato più un percorso sviluppato durante le quattro stagioni. Partendo da una Biancaneve piuttosto canonica (del tipo che parla con gli uccellino), si arriva alla fine ad una donna che ha vissuto la sua vita facendo degli sbagli degni di nota (!), ma a cui ha provato a porre rimedio con tutte le sue forze, assecondando la sua propensione a fare del bene. È comunque un personaggio capace di azioni anche vili, e decisioni drastiche, nel bene e nel male, e ho apprezzato anche questo di lei, anche se certi suoi atteggiamenti estremi a volte mi hanno fatto inarcare il sopracciglio. E lo stesso posso dire per il Principe, anche se lui ha avuto un percorso un po’ meno tortuoso di quello della sua principessa, facendolo diventare meno drastico e a tratti anche più insicuro.
- Emma. Alias “la Salvatrice”, il frutto del vero amore tra Biancaneve e il suo Principe Azzurro. Che dire di Emma? All’inizio mi ci è voluto un po’ per farmela piacere, forse perché all’inizio era scettica in un modo inconcepibile, al contrario di me. Ma episodio dopo episodio si vedeva quando il suo scetticismo veniva a cadere, ed è emerso un gran bel personaggio. Nelle ultime due stagioni, poi, ha dato il meglio di sé. A tratti riemerge la personalità scettica e dubbiosa di prima, ma in quei contesti viene gestita molto meglio. Si è venuto così a create una eroina dalle sfaccettature un po’ da villain, che però sono amalgamate alla perfezione un po’ come in Regina (ma non a quei livelli).
- Tremotino. Eh, per lui le cose si fanno complicate. Nella Foresta Incantata è conosciuto come il Signore Oscuro, o semplicemente l’Oscuro, ed è indubbiamente uno dei personaggi più complessi più complessi della serie, così pieno di sfaccettature che perdi il conto di quanti doppi giochi stia facendo e a chi. Un personaggio di continui sbalzi tra il suo lato più umano, quello capace di amare sinceramente e profondamente, e quello ostinatamente legato al potere e alla magia, che il più delle volte ha la prevalenza. Un personaggio che fin dall’inizio mi ha intrigato parecchio, è finito quasi subito tra i miei prediletti, rimanendoci fino alla metà della terza stagione. Poi da lì c’è stato il crollo. Poi da l’equilibrio tra le sue due metà si è sbilanciato da una parte, segnando le sue azioni irrimediabilmente in un modo che non mi è piaciuto, ma non ai livello da arrivare a odiarlo. Semplicemente riconosco che ha un karma di merda.
-Henry. Figlio naturale di Emma e adottato poi in seguito da Regina. Anche lui, essendo un personaggio creato da zero, è stato difficile da inquadrare principalmente, ma devo dire che alla fine, senza che me ne accorgessi, era diventato più maturo e se prima era lui a credere che sua madre fosse solo la “Regina Cattiva”, poi era lui che per primo sosteneva quanto lei fosse cambiata in meglio, e quanto invece fosse buona.
E poi vabbe, ci sono dozzine di personaggi bellissimi. Mi sono piaciuti molto Cappuccetto Rosso, il suo design è DIVINO, Mulan mi è piaciuta molto, anche se le mie preferenze riguardano soprattutto i villain, vedere ad esempio Capitan Uncino, o Ingrid, o Crudelia e Malefica. Un alto personaggio che mi ha sconvolto è stato Peter Pan perché, mio dio, è stata una vera rivelazione. (È stato il motivo per cui sono dovuta fuggire di casa per un intero pomeriggio).
Ma non è stata solo la compressa caratterizzazione dei personaggi a farmi appassionare alla storia, ma soprattutto gli intrecci tra di essi.
Ci ritroviamo quindi personaggi che assumono più di un ruolo, o personaggi imparentati in modi che nemmeno ci immaginavamo, o ancora personaggi che si sono conosciuti nei modi più impensabili e a quel punto il tuo cervello decide di chiudere i battenti. E pensi che a quel punto nulla ti sorprenda più, e invece regolarmente due minuti di episodio dopo ti devi ricredere. O nei peggiori casi, devi uscire di casa per un’ora a prendere fiato e schiarirti le idee da quanto sei sconvolto.
Sono riusciti a creare una serie Tv che, nel bene e nel male, ti tiene incollato davanti allo schermo e che non finisce mai di rinnovarsi, puntata dopo puntata.
In conclusione, questa è un serie TV che merita tutte le ore di video passate davanti al computer (perché guardare le stagione man mano che uscivo era troppo main stream. Ovviamente dovevo recuperarle tutte e quattro quest’estate, insieme a UN SACCO di altra roba).
Grazie a Mr. Golds per avermela fatta scoprire, per aver ascoltato i miei audio disagiati mentre la guardavo e avermi fornito un sacco di spunti per questa chiacchierata (infatti molto di ciò che ho detto è emerso parlando con lui. Ringraziamolo in coro).
E per ora, abbiamo parlato a sufficienza.

Mitsuko



4 settembre 2015

Talking About: Comics

Original Sin Thor & Loki, il decimo regno, J. Aaron, A. Elwing, S. Bianchi, L. Garbett

 

Iniziamo parlando di fumetti, in precisione di un albo della Marvel che mi ha assolutamente mandata fuori di testa, ovvero “Original Sin Thor & Loki”.
Come già detto in precedenza, la Marvel è la mia piccola grande fissa, ed ho aspettato con trepidazione l’uscita di questo albo per mesi, prima di poterci mettere su le mani. Tre parole a proposito? Totally worth it.
La storia (di cui non vi spoilero nulla) è assolutamente geniale, è quel tassello del puzzle che mancava e di cui decisamente avevamo bisogno. E non solo la trama intricata, un intreccio tra passato, presente e futuro, di coincidenze di trovarsi al posto giusto al momento giusto (o nel posto sbagliato al momento sbagliato, dipende dalla prospettiva) vede l’inizio di una storia incredibile, capace di tenerti con il fiato sospeso fino all’ultima vignetta, ma anche i disegni, curati in ogni minimo dettaglio, e le tavole a colori sono una vera gioia per gli occhi. Le scene di combattimento sono dipinte con una maestria che le rende quasi fotografie.
Per quanto riguarda i personaggi, potrei farvi uno sproloqui di ore sull’argomento. Quindi vediamoli in sintesi (ma dove?):
- Odino. Su di lui non avevo molto da dire, in principio, si trattava dello stesso Odino di sempre, il sovrano indiscusso di Asgard, e quasi fino alla fine la mia opinione su di lui non si è spostata di una virgola. Invece, con mia sorpresa, mi sono dovuta parzialmente ricredere, quando alla fine ha svelato un lato che prima non era mai emerso, una traccia di umanità che a quando pare c’è anche in lui. Alla fine è stato quasi commovente. Quasi.
- Thor. Thor, beh, è sempre lui. Sempre il biondo muscoloso, che parla di sé in terza persona e tende a divinizzare Asgard più di quanto sia necessario. Un Thor che decisamente non ha ancora capito quando è il momento di deporre l’ascia, ops, il martello di guerra e darsi alla diplomazia. Un Thor che, soprattutto, non ha ancora capito quando dovrebbe stare zitto e lasciare che Loki salvi le chiappe a entrambi, come al solito.
- Loki, ovvero il motivo principale per cui volevo quell’albo. E con mia gioia, di Loki in quel fumetto ce ne sono ben tre! La versione futura ed estremamente cattiva, che scruta l’universo con una palla di vetro e mangiando pop-corn mentre il fratello viene pestato, e il Loki del presente, che si vede mettere i bastoni tra le ruote nel suo tentativo di riappropriarsi del suo destino, scrollandosi di dosso la nomea di “villain”. Ho trovato un Loki estremamente divertente, con quel pizzico di sarcasmo che io adoro, un Loki sempre un passo davanti a tutti, e un piano di riserva per il piano di riserva, un Loki illusionista e ingannatore, ma che sa esattamente da che parte sta. Un Loki affascinante, ma anche lui con tutte quelle sfaccettature che lo rendono vivo, e questo vale sia per la versione futura che quella presente. E sotto qualunque forma si presenti, dal Loki che abbiamo presente a Lady Loki, beh, fa sempre la sua figura.
(Insomma, guardiamo la sua versione femminile, COSA NON É)
- Angela (e no, scordatevi che vi dica chi è). Di lei la cosa che mi ha colpito di più è il design, che secondo me rispecchia pienamente la sua indole da guerriera, un misto di sensualità e un ferocia da animale selvaggio pronto a sbranarti vivo. Su lei non posso dire molto altro [rischio spoiler, capitemi] ma sono curiosa di vedere come si evolverà quel personaggio suo corso. Non appena ne avrò l’occasione, vedrò di comprare qualche altro albo su di lei.
- la regina di Heven (anche qui per sapere di lei non dovete chiedere a me). Anche lei, come Angela, ha un design molto affascinante che la fa assomigliare ad uno splendido angelo della morte, con annesse tendenze megalomani.
- comparsa sporadica dello “Zio Cul”, la cui unica utilità è stata tenere impegnato Odino per la partita a scacchi più lunga della storia, ed essere malvagio, e di Freya che sembra uscita dal reparto abbigliamento per i ciberman di Doctor Who, anche lei fedele al suo ruolo di regina suprema.
Un ultimo dettaglio di cui in principio non mi ero resta conto (anche perché quando comprai quell’albo, non avevo fatto caso agli altri della stessa collana), è che il fattore scatenante della vicenda è lo stesso che farà partire anche il filone narrativo di Sam Alexander e Rocket alla ricerca di Jesse Alexander, padre del giovane Nova Nero, raccontato negli albi di “Original Sin Guardiani della Galassia”, insieme al racconto di Peter Quill su cosa sia accaduto nel cancroverso insieme a Thanos e Nova (Richard Rider, non Sam Alexander).
Insomma, tanta roba.

Mitsuko





Il Lounge di Mitsuko, 2

Who I am, David Archuleta

 

Pensavo a una cosa. Pensavo che magari, prima di iniziare a parlare a macchinetta di ciò che mi piace (tendo a essere parecchio logorroica. Estremamente logorroica) farei meglio a dirvi cosa dovrete aspettarvi, quali saranno gli argomenti più toccati.
Sono una ragazza dai gusti un po’ particolari, e ai romanzetti rosa e happy ending stile “il vero amore dura per sempre” e annessi, sono una che preferisce generi dove più combattimenti ci sono, più io sono felice.
Amo l’azione. E il fantasy. E i gialli, li trovo deliziosi, per quanto riguarda la stimolazione mentale. Non amo molto l’horror, sono un po’ impressionabile (ancora oggi devo chiamare i miei genitori per farmi togliere gli insetti dalle stanze. A eccezione delle zanzare, con cui ingaggio lotte all’ultimo sangue. Letteralmente). Le uniche cose un po’ splatter di cui mi sentirete parlare sono Claymore (Norihiro “il sadico” Yagi), che è in assoluto il mio manga preferito, e la serie tv Hannibal, che ancora mi sto chiedendo per quale motivo ho voluto vederla, e come abbia fatto ad arrivare alla seconda stagione.
Troverete parecchi supereroi, nelle mie chiacchiere. Io patteggio notoriamente per la Marvel, per cui ho una fissa immane. Ma non disdegno alcuni personaggi della DC comics, anche se penso che siano praticamente tutti fondatamente depressi. I villan della DC sono fatti quasi meglio degli hero, la Suicide Squad è un opera d’arte. (Ma la Marvel a mio parere è superiore, ahem. De gustibus).
Ovviamente, è impossibile che nelle saghe che seguo, non ci siano personaggi che abbiano storie d’amore, anzi, sono particolarmente attaccata ad alcune (tante) coppie, ma non sono una che inizia una saga basata esclusivamente su una storia d’amore.
L’unica eccezione a ciò sono alcuni fumetti di genere yaoi. Generalmente, se dovessi comprarne uno, preferirei puntare su storie di un solo volume, di poche pretese, e solo ad alcune long sono affezionata, per un motivo o per l’altro (come ad esempio Loveless di Yun Kouga, ma questo perché mi avevano regalato i primi volumi della serie, e non potevo lasciarla in sospeso. E comunque quel fumetto ha una trama molto intricata e una volta che ci sei dentro vuoi assolutamente capire che cosa sta succedendo).
Per i libri, la cosa sarà un po’ più ampia, e includerà anche altri testi, magari di letteratura, tutti quelli che mi hanno colpito particolarmente. Ho già in mente una chiacchierata sulla locandiera del Goldoni, ma potrei tirare in ballo anche altro.
Sarà da vedersi.
Penso di essere stata sufficientemente logorroica, ora che ci faccio caso.

See ya!
Mitsuko



3 settembre 2015

Il Lounge di Mitsuko, 1

What are you waiting for, Nickelback






Quando mi sono definitivamente decisa ad aprire questo blog, il mio cervello stava trasmettendo in loop “What are you waiting for” dei Nickelback, una delle canzoni più belle che abbia mai sentito.
E quella è stata esattamente la domanda che mi sono posta. “Che cosa sto aspettando?”.
È un bel po’ di tempo ormai che questa idea del blog mi girovagava per la testa, rimbalzando come una pallina da tennis. Quindi mi sono decisa.
Prima di iniziare, però, vorrei che sapeste perché ho aperto codesta cosa, come l’ho definita per ore, non sapendo assolutamente che nome dargli.
Lo scopo di questo blog sarà lo svago, una pura e semplice chiacchierata tra amici, proprio come se stessimo seduti ad un Lounge di alta classe a bere cocktail o the inglese.
Di cosa parleremo? Beh, di ciò che più ci piace, dai libri, ai film, ai fumetti, alle serie tv. A qualunque cosa sottoponga la mia mente a una sfida intellettuale.
E vi parlerò di me, raccontandovi chi sono tramite le canzoni che faranno da titolo ai miei Lounge, e tramite tutte quelle cose su citate.
Vi parlerò di Christopher, il mio fedele computer, ed i suoi sgarri (come quando mi ha impostato Google in arabo senza apparente motivo. Ancora oggi non ho capito come fare per reimpostarlo nella mia lingua, e giuro che le ho provate tutte), o dei miei progetti.
Pubblicherò sotto sezioni diverse, a seconda che siano post come questo, in cui parlare liberamente, o che commenti qualche film o libro, o che ne so.
Cosa ne salterà fuori, non ne ho idea. È un esperimento, un’avventura.
Penso che ora mi metterò in viaggio.

See ya


Mitsuko